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Chi si parte dalla marina del Finale, e su pel fianco dell'Appennino va verso le Langhe, si arresta trafelando ogni tratto a ripigliar lena, e a vedere quanta sarà ancora la salita, e quanto s'è scostato da quella spiaggia, diversa giù giù per foci di torrenti, per iscogliere tagliate a filo, per promontori neri, dirupati, somiglianti a mostri, che si inoltrano cimentosi nei flutti. Ma guadagnata che
abbia la vetta del Settepani, sente l'affanno della via ripida e lunga, quetarsi in una vista maravigliosa. La catena dell'Alpi è di lassù un'occhiata infinita; e se vi si arriva all'apparire del sole, tutta la distesa di picchi, di coni, di aguglie, gli pare un mondo di cose vive e moventi. Si vorrebbe aver l'ali per lanciarsi su qualcuno
di quei culmini, così alti nel cielo; e si abbassa di malavoglia lo sguardo, a cercare la via, giù per i gioghi avvolti ancora nell'ombra, lì sotto: dove per un lungo digradarsi di monti, si confondono villaggi, selve, burroni spaventosi; qua Montenotte, là Cosseria, castella e torri feudali per tutto; più lontana e più bella d'ogni
altra quella di Vengore, che nera e solitaria si spicca su un altipiano, oltre il quale la nebulosa pianura. Giù per le selve fumano le carboniere da mille siti. Le donne, colle ceste del mangiare in capo, s'affrettano verso quelle, pei dirotti sentieri; e ti guardano fantasticando sull'esser tuo: gli uomini, a mo' di brusco saluto, ti dicono «animo,» o «allegri!» quasi lassù non
potesse passare chi non è lieto o animoso. Non ti paia d'essere capitato fra gente mezza barbara; chè se tu chiederai loro qualche servigio ti saranno cortesi, e interrogati ti additteranno i ripari di pietre ferrigne, fatti dagli Alemanni, superati dai Francesi; e i tumuli erbosi sotto i quali giacciono i morti di quelle genti;
gloriandosi di non averli turbati mai. Se l'ora sarà del riposo, e sederai con loro, ti narreranno leggende antiche come quella di Adelasia ed Aleramo; o forse qualche storia della sorta di questa mia, seguita in luoghi che si vedono di lassù; quando i repubblicani Francesi, calarono in Val di Bormida, a piantar alberi di libertà, e a
ballare la carmagnola pei sagrati e sin nelle chiese. Uno dei borghi di quella vallata, in cui per amenità di postura e pel genio allegro degli abitanti, facesse di quei tempi più bello stare, era quello di D.... bagnato dalle acque della Bormida, che ivi scorre con curve leggiadre, all'ombra d'alti pioppi e passa sotto le volte d'un ponte angusto, gettato sopra di esse a guisa d'un patto, stretto
cautamente fra quel popolo, in età di poca concordia. Dico così perchè D.... se ne sta diviso in tre vichi; dei quali due giacciono in riva all'acque, di maniera che uno d'essi pare lì per tuffarsi; mentre il terzo li soggioga dalla vetta d'un colle ronchioso e popolato di cerri. La via onde si arriva su questo, serpeggia con repentine svolte per l'erta; e sebbene non tutta a petto, è di molta fatica a salirla.
Ma come uno è sulla cima si sente rinato. Piace il sito della chiesa e il campanile che si leva più alto parecchie braccia, con una cupoletta, che miracolo se il vento non se la porta via: piacciono il presbiterio e l'orto; e invoglierebbero ogni uomo d'essere prete, per vivere lassù da curato. Alcune case che fanno corona alla chiesa,
quantunque belle pongono anch'esse in cuore un funebre senso. Le ragnatele pendono dai balconi le cui imposte cascano sfasciate; e mentre si direbbe che questa o quella delle tante porte sia lì per aprirsi, dura sempre una quiete altissima, interrotta solo dalle ventate che empiono di suoni cupi le sale deserte. Lassù, nè la state
nè il verno, mai che si vegga un comignolo a fumare, e se i nostri fossero altri tempi, a udire l'ore battute dall'orologio di quel
campanile, si farebbe credere chi sa quale storia maravigliosa alla gente semplice del contado. Ma ognuno sa che il sagrestano della nuova chiesa parrocchiale, sorta da pochi anni in luogo più basso e più comodo agli abitanti del piano; sale ogni giorno il colle a caricare quel vecchio arnese; e il suo è il solo passo che rompa il silenzio dell'antica parrocchia, sempre vuota come le case che ha intorno. Non
più messe grandi nè vespri cantati; non più conviti nè festini; l'ultimo dei pievani dorme da oltre mezzo secolo nel sepolcro dietro l'altare; e delle allegre donne e degli uomini buontemponi vissuti
lassù, rimane appena il ricordo nella mente vagellante di qualche vecchio ottuagenario. Questo gruppo di case per essere stato sede dei feudatari della terra si chiamava il castello; e gli abitanti venuti dopo costoro, padroni della parte più vasta e ubertosa del paese, erano tutti signori. Nei vichi a piè del colle, le famiglie agiate e le case di bell'aspetto erano poche; ma in quello della riva sinistra del torrente se ne
vedeva una, notevole per la grandezza, e più alta di tutto un piano sul vicinato, quasi tutto catapecchie. Mostravano di qual sorta di gente fosse, il piazzale, l'atrio, il giardino che le fioriva da un lato; e più di tutto le finestre ampie e chiuse di vetriate, le quali sebbene fatte a riquadri strettissimi, costavano di quei tempi molto danaro. A qualcuna di quelle finestre appariva talvolta una donna, cui si
leggeva in faccia lo sconsolato pensiero di trovar quella casa troppo vasta per la sua poca famiglia; e i popolani della via la salutavano con rispettosa dimestichezza. Essi la chiamavano la vedova, e i ricchi
la signora Maddalena. Aveva cinquant'anni, e mostrava la sessantina, sebbene i suoi capelli fossero ancora neri, e le pendessero dalle tempia due riccioloni, che nella sua giovinezza dovevano essere stati una leggiadria. Ma le guancie attenuate, alcune rughe della fronte, il pallore delle labbra, e più di tutto il portamento della persona
scemata; le davano quelle apparenze che fanno pensare al sepolcro. Essa non era nata a D...... ma dall'altra vallata della Bormida, come da terra straniera, ve l'aveva condotta sposa giovanissima il padrone
di quella casa; col quale erano vissuti sempre d'un animo e d'un cuore; e morendo la lasciava con un figliuolo che nel 1794 aveva venticinque anni. Questo giovane, venuto su bello e vigoroso, era stato avviato a modo negli studi di latinità da un buon prete del borgo di C..... grande amico del padre suo; e come si era scoperto in lui l'amore alla medicina, il maestro aveva fatto che la madre si era
contentata di mandarlo allo studio di Torino. La povera signora, pur pregustando le benedizioni dei paesani, che non sarebbero più morti in mano ai chirurghi di quei tempi e di quei luoghi, castighi di Dio; al pensiero della lontananza che le pareva dell'altro mondo, a figurarsi la grande città in cui il figliuolo s'andava a smarrire, aveva tremato più che la madre d'un navigante che per la prima volta si metta in mare. Ma poi a poco a poco s'era quetata; e un anno dopo l'altro sempre aspettando le vacanze, sempre ricadendo nella malinconia al finire di queste: aveva finalmente veduto giungere l'ultimo anno, che
egli sarebbe stato laggiù; forse per lei il più lungo. Tuttavia era lieta d'aver sofferto e di soffrire un altro po' di mesi, perchè ogni volta che il suo figliuolo veniva in autunno, scopriva in lui i segni d'un giovane cresciuto di pregi. E così senza avvedersene aveva mescolato al suo amore grande di madre una certa venerazione; per cui s'abbandonava sovente ad una dolce contemplazione dell'ideale che se
n'era formato: e a vederla in quei raccoglimenti, uno avrebbe creduto che stesse pregando. In casa non aveva altra compagnia che d'una fantesca, la quale non sapeva bene da quanti anni fosse al mondo, ma si rammentava d'aver portato bambino il marito di lei; e perchè aveva fatto da aia anche al figliuolo, essa non usava dire di lui nè il signorino, nè il padrone, nè altro; ma lo chiamava alla buona
Giuliano, come egli chiamava lei la nonna Marta. Costei era sempre stata là dentro più da padrona che da serva, e sebbene già tanto vecchia non lasciava che altri vi si ingerisse di nulla. Essa in cucina, essa per le stanze, essa a far i bucati che governava meglio d'una biancaiuola di monastero; al tempo dei ricolti, faceva l'ufficio sin di gastaldo; e sempre le avvanzava qualche ora da godersela colla signora. Questa, di solito, stava seduta in una sala terrena ampia,
sfogata, fresca d'estate, scaldata d'inverno da un gran camino, dinanzi al quale si tirava una cassapanca, che il rimanente dell'anno era lasciata nell'atrio a chi vi si volesse adagiare. Il tempo che erano insieme, la signora parlava del marito morto o del figlio lontano; e Marta raccontando cose antiche di castelli, di conti, di
carnevali, si studiava di tenerla allegra; guardandola amorosa e con certa reverente dimestichezza; proprio come se fosse stata una sua figliuola, maritata per la sua bellezza e virtù alla buon'anima del padrone. La sera della seconda festa di Pasqua, dell'anno 1794, esse stavano
appunto sole, in quella sala terrena aspettando Giuliano; il quale era andato a C.... a visitarvi il suo vecchio maestro: e quella era la terza gita che egli vi faceva, in una settimana, dacchè era venuto da Torino, a far la Pasqua in famiglia. Sebbene la signora si fosse maravigliata di quella frequenza, non aveva dubitato neppure un istante che suo figlio non andasse proprio per amore del vecchio prete; e tutta la giornata era stata malinconica ma tranquilla. Però
in sull'annottare aveva cominciato a mostrarsi inquieta. Affacciavasi ogni tantino alla finestra, aperta dalla parte di mezzogiorno, donde si scopriva la via di C.... per cui Giuliano doveva tornare; e dopo l'avemaria vedendo ch'egli non veniva, non trovava più posto ove potesse star ferma. Andava su e giù per la sala, pigliando di sul
tavolino la lucerna deponendola e ripigliandola; tornava ad affacciarsi alla finestra, come avesse voluto rischiarare lontano la campagna; tendeva l'orecchio, si spazientiva, si toglieva di là sospirando e guardando Marta. Questa se ne stava colle mani in mano, badando a non mostrare quanto fosse anch'essa scontenta dell'indugio di Giuliano. Intanto l'ora in cui si soleva cenare, era passata di molto; e una grossa e vecchia gatta, levandosi di su certa stuoia su cui stava a fare le fusa, era già corsa parecchie volte a fregarsi le
schiene contro gli stinchi della fantesca. A un tratto la signora non potendo più reggere, si volse, e quasi incalzando un discorso già incominciato, disse alla vecchia:
«Oh insomma, non istate a dirmi di no...! o egli è caduto da cavallo, o ebbe qualche cattivo incontro.... Chiamate Rocco, voglio mandarglielo incontro.... ditegli che venga da me.... subito....» Marta uscì, e dopo alcuni momenti tornò a dire, che Rocco non era
ancora rivenuto, da fare la merenda in campagna colla famigliuola. «Benedetta anche la merenda!--sclamò la signora--e dunque chi manderemo?»
«Non si potrebbe aspettare un altro poco?--disse Marta--noi si sta col cuore tra due sassi, ma a chi è fuori, massime i giovani, pare sempre di far presto....» «Pazienza gli altri tempi....! ma ora.... con questi Alemanni che sono
in volta....» «Gli Alemanni!--proruppe Marta, quasi offesa:--per essere, le so dire che gli Alemanni rispettano i signori, e a Giuliano gli farebbero buona compagnia!
«Dio voglia....» «Ma certo! Eppoi, se egli vedesse uno mandato ad incontrarlo come a un fanciullo, potrebbe aversene a male....»
«Allora aspettiamo!--disse la signora, e affacciandosi di nuovo alla finestra, coi gomiti appoggiati sul davanzale, si mise a guardare nella notte. Marta sedette ancora, colle mani giunte e abbandonate sulle ginocchia, colla testa chinata sul seno, come la tengono le vecchie quando pare che dormano, e in cambio stanno pregando e forse pensando ai propri peccati. Essa non pregava, ma pensava agli Alemanni, de' quali la signora Maddalena, mostrava d'avere tanta paura. Costoro erano venuti quell'anno parecchie migliaia di
Lombardia, e avevano gli alloggiamenti in C.... a sostegno delle genti del Re di Sardegna: le quali fronteggiando i Francesi, sui monti di Nizza, s'erano la state innanzi condotte con grande valore al colle di Raus e a quello di Milleforche. I repubblicani non avevano trovato il verso di superare quei colli; ma fattisi più grossi nell'invernata s'andavano preparando a nuovi assalti: e quelle non se la sentendo di
poter reggere, poche come erano; il Re aveva chiesto aiuti all'Imperatore d'Alemagna: il quale sebbene adagino s'era mostrato disposto a dargli un poco di spalla. Marta non sapeva queste cose a
puntino, ma la venuta degli Alemanni le aveva recata gran gioia, perchè le pareva che fossero tornati i tempi della sua giovinezza; quando le Langhe essendo terre dell'impero, i popoli di quelle parti si tenevano per Alemanni anch'essi. Godeva poveretta ai cento ricordi che le nascevano dalla comparsa di quelle assise; le pareva d'essere in collo al padre suo, portata bambina a vedere le rassegne o il passaggio delle soldatesche Alemanne d'allora; si sentiva sulle guance
grinzose passare la mano che le aveva carezzate quando erano fresche d'adolescenza, e vedeva d'innanzi a sè il soldato che le aveva fatto quel vezzo discorrendo coi suoi sulla soglia di casa; immagine lontana e già quasi sfumata nella sua memoria; forse anco qualche affetto rimasto in sul nascere, scuoteva nel suo cuore gli avanzi di qualche fibra; e così tra il pensiero della soldatesca imperiale antica e
nuova, e quello di Giuliano che non arrivando affliggeva sua madre, la mente le ondeggiava come la fiamma della lucerna, la quale scossa lievemente dal venticello della finestra, spandeva per la sala una luce tremula e fioca, che s'addiceva in mesta maniera a quel raccoglimento ed a quel silenzio.
Fuori suonava un'allegrezza di canti, ed empievano l'aria le grida sin troppo festose delle brigate, che tornavano dalla merenda, menzionata da Marta nel parlare di Rocco. Il quale era un colono che conduceva il podere intorno alla casa della padrona; e appunto riveniva anch'egli da quella baldoria, che i popoli di quei monti escono a fare in
campagna l'indomani di Pasqua. Festeggiano la primavera sui prati e nei vigneti; bevono del migliore e mangiano i resti del giorno innanzi, portati nei tovaglioli messi in bucato la settimana santa; dopo il pasto gli uomini continuano a bere, le donne a chiacchierare, i fanciulli si rincorrono, ruzzano, giuocano; e le zitelle tornano finalmente a danzare coi loro dami, dopo aver camminato ad occhi bassi
tutta la quaresima, senza poter parlare con essi neppur sul sagrato. Quei canti suonavano dunque da tutte le parti, ma la signora Maddalena, assorta come era in Giuliano, non vi badava. Questi intanto veniva o piuttosto si lasciava portare dalla sua giumenta; pensoso, raccolto, tanto che neanch'egli udiva quel chiasso festereccio; nè
vedeva la via, nè forse la testa della sua cavalcatura, tra le cui orecchie pareva guardasse con occhi intenti. Parlava tra sè di quando in quando, a mezza voce; e allora la povera bestia incalzava un tratto, quasi per vedere se quelle parole toccassero alla sua andatura: poi si rimetteva tranquilla a quella che aveva mosso
partendo da C. Giunta così a un certo segno, squassò forte il capo, nitrì fiutando l'aria della mangiatoia vicina; e allora soltanto scuotendosi, Giuliano s'accorse d'essere lontano dai luoghi, dov'era rimasto col pensiero e col cuore. La notte era fatta, il suo borgo nativo gli stava dinanzi, si discernevano le finestre illuminate fiocamente da dentro le case; e scoprendo le proprie, egli pensò che sua madre era là in pena ad aspettarlo. Si ricompose in sella,
affrettò colle calcagna la giumenta, e sebbene agli altri suoi pensieri s'aggiungesse che gli pareva d'essere un cattivo figliuolo; pure provò un po' di quel senso, che a sera rallegra soavemente il ritorno. Era appunto in quella che la signora Maddalena, stanca d'aspettare, stava per dire a Marta, che Giuliano fosse o non fosse per aversene a male, voleva andargli incontro essa stessa; quando le pedate della bestia si fecero udire sul ciottolato del vicolo per cui si veniva nel piazzale. «È qui!» sclamò essa, togliendosi dalla finestra tutta mutata nel viso e sorridendo; e lesta lesta attraversò la sala seguita dalla fantesca,
che la raggiunse nell'atrio recando la lucerna. Il giovane arrivò di trotto, e smontando a piè dei gradini dell'atrio disse alla signora: «non mi sgridi..... mi perdoni.... a un'altra volta tornerò più presto.....
«Ah.... te ne avvedi anche tu? Il perdono è un bel chiederlo.... ma a quest'altra volta.... vedremo....» Giuliano non le lasciò finire l'amorevole rimprovero, ma guardandola umilmente negli occhi, le si avvicinò come per soggiungere qualcosa. Poi non trovando la parola, tenne dietro a Rocco, il quale avendolo udito arrivare, era corso mezzo brillo a pigliare la giumenta, e
l'andava a riporre. A quel fare insolito sbigottì la signora; e già chiedeva che ne pensasse a Marta, la quale s'ingegnava di riverberare colla palma i raggi della lucerna dietro Giuliano, sicchè essa rimaneva colla faccia e colla persona nell'ombra. Ma a stornarla dalla sua domanda, s'udirono alcuni tocchi lenti e lamentosi della campana di castello, venuti a mescolarsi, come la voce d'una terza persona, alla loro
malinconia. A quel suono che segna la una di notte, il popolo di quei villaggi pensa a' suoi morti, e in ogni casa s'interrompono i discorsi della veglia per recitare il _deprofundis_. La signora Maddalena, si segnò, e si mise a dire il salmo sublime, che ad ogni verso, ci soffia sull'anima l'aria fredda dell'abisso; e recando come un grido dell'altro mondo, ci fa levare gli occhi al cielo, in cerca d'un po'
di luce, d'un po' di vita, di qualche novella dei sepolti quaggiù. Marta non sapendo le parole del salmo, che mai non aveva potuto mandare a memoria, teneva dietro coll'intenzione, a lei, guardandola nelle labbra, o picchiandosi il petto; e quando la signora mostrò d'avere finito segnandosi la seconda volta, essa disse: amen. Proprio
in quel punto ricomparve Giuliano. «Qualche cosa da dirmi l'avrà di certo»--bisbigliò la signora, e dall'atrio entrò nella sala, seguita da lui e da Marta; la quale sussurrò nell'orecchio al giovane, che per amore di sua madre, facesse viso allegro. Poi andò in cucina per dare in tavola, lasciando che essi passassero nella stanza di là dalla sala, in cui la famiglia soleva mangiare.
La signora non si era mai seduta là dentro, senza pensare al suocero ed a madonna, che essa non aveva conosciuti. E quando viveva il marito, aveva pigliato sempre un mesto diletto a farsi dire cenando la
loro storia; storia che ripeteva sovente al figliuolo. Ma quella sera non pensò ai morti; e mentre Giuliano messosi a sedere, come fosse molto stanco, guardava i canestri di frutta dipinti nelle pareti, con
quell'occhio che fissa e non vede: essa stendeva la tovaglia, metteva le posate e i tovaglioli, volendo e non trovando il verso d'appiccare discorso con lui, senza dargli a vedere l'ansietà che non le era cessata ancora. Al fine le venne alla mente il nome del buon prete di C......, e voltasi a Giuliano con quella dolcezza che sempre usava,
sedette anch'essa e gli disse: «Oh appunto! e che nuove mi porti di don Marco? «Don Marco? Lo vidi da lungi e di fuga.... e mi parve triste....» «Come da lungi e di fuga? O non hai detto stamattina che andavi a C.... proprio per veder lui?»
«Andai.... ma.... dopo il vespro egli era fuori pei monti, ad assistere non so che moribondo....» «Egli pei monti? Ma il parroco, i curati, gli altri preti giovani...... come fanno a lasciar che vada quel povero vecchio?»
«Oh....! essi avevano altro a fare! Oggi c'era gran pranzo dal parroco: un pranzo di preti, di frati, di soldati, di signori e signore....! mezzo il borgo faceva le feste a quegli uggiosi Alamanni che sono colà!....» La signora diede attorno un'occhiata, quasi temesse che qualcuno fosse
stato a udire lo parole di Giuliano, poi mutò come potè il discorso, e proseguì: «hai detto che è triste nevvero? povero don Marco, capisco.... noi vecchi ci sentiamo fuggire il mondo....» «Eh!.... a vedersi tra piedi quella turba di soldati, a sentire quello strascichio di sciabole, anco a non essere vecchi c'è da diventar tristi e far peggio....! Se gli Alemanni fossero a D.... non ci starei più un'ora....!
«Giuliano!--sclamò la signora, levandosi ritta--dimmelo, che tanto l'ho già indovinato....! Tu hai questionato con qualcuno di quei soldati! Oh.... no? Me lo accerti? Voleva vedere! Pensa che qui, essi hanno in mano tutto e tutti...; credi in cuor tuo quel che ti pare, ma bada a non darmi dispiaceri, chè se non te l'ho mai detto te lo dico ora: non sono più quella d'una volta e non potrei più sopportarli....!»
Giuliano sentì dar giù improvviso quel bollore che gli si era levato in petto, e guardando fisso sua madre, come se soltanto allora s'avvedesse che la salute le veniva scemando, provò uno sgomento sì
forte che rispose pronto e pacato: «Dispiaceri da me non ne avrà mai; ma questi Alemanni venuti quassù a proteggerci e a spogliarci..... gli odio.... gli aborro, vorrei vederli tutti morti.»
La signora tacque: e Marta che essendo entrata a mettere qualcosa in sulla mensa, aveva udito le ultime parole del signorino, si morse la lingua e tornò in cucina sbalordita, come vi fosse rotolata giù da un burrone, o quelle eresie fossero state ceffoni avuti in faccia. Odiare
gli Alemanni, odiarli a segno da desiderarli tutti morti, non le pareva cosa che si potesse dire da un giovine dabbene, come era sempre stato Giuliano. Capì il gran mutamento che doveva essere avvenuto in lui nello stare lungi da casa; rammentò che questo mutamento, il pievano l'aveva predetto sin dal primo giorno che egli era andato a Torino; vide confusamente il male che ne poteva seguire, e una
profonda malinconia mista a certo sdegno pesò sul suo vecchio cuore. Avesse visto entrare in casa la farfalla più scura del mondo; si fosse versata e rotta l'oliera; o la gallina a lei più cara avesse cantato da gallo in sul bel punto della mezza notte: essa non se lo sarebbe recato in malaugurio, quanto quelle amare parole, che biascicò due o
tre volte, pesandole colla mente e chiudendo gli occhi, come se più non osasse guardare la luce. Intanto i padroni mangiucchiando avevano mutati i discorsi; e sebbene il giovane di tanto in tanto lasciasse cadere le domande della madre, essa dalla tema di fargli saltare in capo d'andar fuori di nuovo, taceva in pazienza. Per sapere se qualcosa gli fosse avvenuto cogli
Alemanni, disegnava di mandare l'indomani qualcuno a C.... con un biglietto per don Marco: ma pel momento, avendo in casa il figliuolo non temeva di nulla, e finì di cenare, senza essersi raccappezzata in quella tristezza e in quel viso scuro. Marta chiamata a sparecchiare, venne dalla cucina imbroncita: e accesi
due lumi da mano, uno ne porse alla padrona ed uno al giovane, ma non disse nulla. Egli salutata rispettosamente la madre, e data la buona notte alla vecchia, salì nella sua camera, al più alto piano della casa, proprio sopra quella della signora, alla quale non era mai parso di poter dormire tranquilla, se la notte egli non era in luogo da poterlo udire, solo che si movesse.
Rimasta sola colla signora, Marta volle sfogarsi, e giungendo le mani proruppe: «Eh? L'ha inteso? E chi lo conosce più? Io da parecchi giorni vado in castello che mi pare di salire sul calvario.... e le occhiate del
pievano comincio a capirle...» «Che pievano.... che occhiate?» «Certe occhiate bieche, come se volesse dirmi che io gli nascondo un peccato mortale....!» «Oh smettetela un poco anche voi!--interruppe la signora Maddalena,
con un impeto di collera non più provato da chi sa quanti anni:--questa sera n'ho già di troppo.... andate a letto....!»
Marta umiliata da quel tono insolito di parole, s'avviò alla porta che dava nell'atrio, per chiuderla come l'altre sere. «Lasciate!--proseguì la signora--questa sera chiuderò io.... no no.... andate vi dico, Marta.... vorreste cominciare ora a disobbedirmi?
La vecchia chinò il capo, diede la buona notte con voce tremante, e andò a chiudersi nella sua cameretta terrena, in cui dormiva da sessant'anni. La signora pur sentendosi pentita del rabbuffo fattole,
non istette a rattenerla per consolarla, come già il cuore le comandava. Ma, chiusa la porta con ogni diligenza, recò le chiavi con sè, salì nella sua camera anch'essa, le nascose sotto il guanciale; poi si chinò sull'inginocchiatoio, a canto al letto, e mescolando i suoi morti, i santi e Giuliano, cominciò a pregare. In capo a un'ora volle coricarsi; ma non lo fece, perchè disopra s'udiva uno scarpiccio, come d'uomo che gira inquieto; ed era
Giuliano, il quale aveva sentito rinascere i propri pensieri, a martellarlo urgenti ed acuti. Egli s'era messo parecchie volte a spogliarsi, ma sempre aveva finito per affacciarsi alla finestra, dove
rimaneva un istante, poi andava passo passo fino all'uscio, dava di volta, tornava a sedere: parlava, sospirava, rifaceva tutte queste mosse, confusamente, combattuto, coi lineamenti della faccia che si facevano affilati, come lo crucciasse qualche fiera passione. Questo suo travaglio pareva crescere a smania; quando, chi sa come, gli tornarono alla mente i giorni della sua fanciullezza, e l'uso che allora aveva sua madre di non mai coricarsi, senza prima essergli
venuta in camera, a dare un'occhiata alla finestra se fosse ben chiusa, a vedere se avesse acqua nella boccia, o se il lume fosse in luogo da non dar fuoco. Provò di quel ricordo una dolcezza, un aiuto; e si pregò che la madre venisse di sopra anche quella sera, perchè lì avrebbe avuto cuore da dirle una cosa, che solo a pensarla, il sangue
gli faceva dentro un gran cavallone. A un tratto parve aver afferrato un'idea; stette un momento, si levò risoluto; e camminando diritto discese al piano di sotto, e picchiò all'uscio di sua madre. La signora Maddalena, che non aveva voluto coricarsi finchè non fosse cessato quel rumore di sopra; udendolo discendere si rimescolò tutta, e si lodò d'aver portato seco le chiavi di casa. Ma inteso che veniva da lei, corse all'uscio, e mentre ch'egli picchiò, essa, già pronta,
aperse, e dolcemente gli disse: «Lo sapeva che tu avevi qualcosa da dirmi.... vieni» E tirandolo per la mano, s'andò a sedere su d'un seggiolone d'antica fattura; perchè
sebbene facesse le viste d'essere tranquilla, non si sentiva di stare in piedi dal tremore; poi guardandolo amorosa soggiunse: ebbene? «Ecco,--rispose Giuliano--io non poteva più reggere, e sono venuto a dirle.... che.... si ricorda? l'autunno passato la nostra casa le pareva troppo solitaria, e mi disse che le tardava mille anni che io
fossi medico, perchè qui sola ci moriva di malinconia. Allora non osai... ma ora.... ora vorrei.... «Sposarti?--sclamò la signora Maddalena balzando in piedi dall'allegrezza, come a mensa aveva fatto dalla paura:--e spòsati, e sia benedetta la nuora che mi condurrai in casa....! Ma perchè mi hai tenuta tutta questa sera sulle spine? Ci voleva tanto a darmi questa bella nuova? Siedi, che ora non voglio vederti perdere la bella sicurezza di poco fa, per questo rimprovero; siedi e parliamo di lei. Già ho bell'e capito, essa è di C.... come si chiama?»
«Bianca dei N....--rispose Giuliano colle vampe al viso. «Oh? Dei N.... ce n'è una famiglia sola, credo... Sua madre dev'esser morta, e si chiamava la signora Costanza nevvero? Hai fatto bene a innamorarti d'un'orfana! E la conosco sai; sta un po' a sentire: la vidi una volta, al convento dei Minori Osservanti di C....: mi ci
aveva condotto tuo padre alla sagra della Madonna degli Angeli... miracolo, perchè le sagre egli non le poteva udire manco a menzionare! ebbene..... Bianca deve essere una di quelle due fanciulline che la signora Costanza si menava per mano, sotto i pergolati del convento: parevano due perle.... una era bionda, l'altra bruna....: ricordo che vedendole io dissi che la festa della Madonna degli Angeli era fatta per esse.... e tuo padre a ridere.... a ridere di sentimento.... e a
chiamarmi invidiosa.... E qual è delle due?» «La bruna. «Ah! già perchè l'altra deve avere pochi anni....! La bruna!--Ripetendo questa parola la signora rimase cogli occhi fissi, forse pensando ai tempi in cui anch'essa era piaciuta al giovane
forestiero, che poi le era diventato marito:--E sta bene,--continuò poi,--ma come non mi hai detto nulla, mai nulla? Te ne sei forse innamorato quest'oggi? «Che so io?--rispose Giuliano, stato sino a quel punto come un barbero alle mosse:--gli anni che stetti a C.... l'ho veduta venir su sotto i
miei occhi. La vedeva dal terrazzino di don Marco ogni giorno; la seguiva in ogni luogo dov'essa andasse a passeggiare, in chiesa badava sempre a trovare un posticcino da poterla guardare, e mi sentiva addosso un'allegrezza!.... altro che i canti della gente e dei preti!.... mi pareva che io avrei cantato colla voce d'un angelo! In tutto era diventato il primo tra miei compagni; allo studio, al
giuoco, niuno se la sentiva più di vincermi: i pericoli io li cercava come fossero spassi: e mi ricordo d'una volta che ardeva una casa, e che io mi cacciai su fin sopra i tetti, e mi spiacque che non vi fosse una vecchia, un bimbo, Bianca stessa da salvare. Un'altra mi arrampicai su d'un pioppo, che aveva le cime curve sopra il torrente in piena, per vedere gli uccelletti di un nido, che era lassù. Le ventate mi dondolavano, e a mirare di sotto l'acqua furiosa, e lontano
in faccia il balcone di Bianca, mi credeva d'essere in paradiso. Oh! quegli uccelletti come li baciai! Era diventato buono, così buono che non poteva udire i poveri pregare alla porta, e correva a portar loro il mio desinare. Don Marco diceva che ve n'erano troppi dei poveri.... e che i ricchi erano pochi e crudeli... Suvvia, io gridai una volta,
facciamoci tutti poveri e così andrà meglio....! i miei compagni non capivano nulla.... e risero.... E la notte? La notte, se pioveva o tirava vento, io mi sentiva in cuore una pietà che non mi lasciava dormire, e mi doleva sin delle impannate, del cesto di basilico, delle pietre della via che pigliavano il freddo. Una vecchia, poi, ricordo una vecchia che aveva tre capre, la sua ricchezza; i compagni la canzonavano, io mi posi in capo di farla rispettare, e qualcuno le
toccò sode! Poi vennero le malinconie; e talvolta tenni a mente dugento versi di Virgilio, solo a leggerli due volte, tal altra stetti settimane senza aprire un libro. Allora passava delle ore e delle ore coricato colla guancia sull'erba, in qualche campo solitario; e là mi pareva di udire quello che si faceva sotterra dai morti.... pensava sempre alla morte, e non so perchè, ma in quei giorni, incontrando
Bianca, se qualcuno dei miei amici diceva che essa era bella, io avrei voluto morire. Mi pativa il cuore che l'aria me la guardasse. Eppure quelle malinconie erano nulla; le vere vennero di poi, quando andai a Torino la prima volta.... Allora sentii uno sgomento....! e mi parve che mi avessero fatto nel petto un buco tenebroso profondo, e che per uscire da quella pena bisognasse....»
Qui Giuliano s'avvide di parlare a sua madre, e di parlarle come ad un amico nelle mutue confidenze di amore. Arrossì, chinò il capo, e non osò più dire. La signora Maddalena stava ad ascoltare, come colui che camminando in sul far dell'alba, se ode il canto di un usignuolo, s'arresta e teme di sturbarlo che voli via. Ma intanto le entrava nell'anima un dolore, il dolore di avere scoperto che il suo figliuolo non era più tutto suo; e pensando a quella fanciulla che le rapiva
tanta parte del cuore di lui, alfine si fece forza e gli chiese: «E Bianca?» «Io non le ho mai parlato:--bisbigliò Giuliano.
«E allora? E a C.... che cosa vi andavi a fare? «A vederla. «Via...., domani sarà di giorno: ora ho bisogno di raccogliermi.... tu frattanto m'hai tolto un gran masso dal cuore! Con quegli Alemanni m'avevi spaventata.... che t'han fatto, che c'entrano....? Basta! sono tranquilla, vattene, domani mattina riparleremo.» Così dicendo lo accompagnò fuori dell'uscio, ed egli risalendo alla sua camera, dalla contentezza non toccava i gradini coi piedi. Là si mise a guardare il cielo dalla finestra; il cielo che in quell'ora,
coi suoi splendori infiniti, gli pareva cosa meno lieta di quel che la terra stava per divenire nelle sue nozze vicine. Ma chinando gli occhi, vide nel giardino scuro, un tratto riquadro del suolo, su cui,
traverso la finestra di sua madre, posavano i raggi del lume che essa teneva acceso. Quel tratto di suolo, lo percosse come la vista d'un sepolcro scoperchiato; e subito gli passò per la mente, fantasia maluriosa, l'ultima notte, in cui, la sua dolce madre sarebbe giaciuta morta sul proprio letto; e il lume funereo avrebbe posato i suoi raggi
in quella maniera lugubre, da quell'istessa finestra, forse su quell'istesso tratto di suolo. Provò l'amaro desiderio di morire prima di quella notte, e chiuse le imposte pensando che grande miseria sarebbe stata quel giorno, in cui nè in casa nè fuori avrebbe più incontrato sua madre. «Che la vita sia corta è un bene:--mormorò allora avvicinandosi ad uno scaffale--e guai a noi se uno potesse farci dono dell'immortalità qui in terra, nel momento che ci muore la madre!.... Sì, che la vita sia corta è un bene, e chi se ne lagna ha
torto; perchè coll'amore, collo studio, col lavoro, si può farla valere secoli.» Così dicendo prese un grosso volume, l'aperse sul tavolino, sedette, e raccolte le tempia fra le mani, si sprofondò nella lettura, o forse in chi sa quali pensieri. Ad ogni modo,
chiunque l'avesse visto in quell'ora, avrebbe pensato che tanta meditazione, non fosse cosa da potersi rompere, senza togliere all'anima del giovine qualche ineffabile ed austera consolazione. CAPITOLO II.
Marta essa sola, se fosse stata vicina a Giuliano, non avrebbe avuto rispetto alla sua meditazione; offesa, stizzita, afflitta, per le cose udite da lui. A quell'ora dava volta nel proprio letto, ora su d'un fianco ora sull'altro; colla mente piena d'Alemanni, col cuore travagliato dalla paura del pievano; il quale aveva predicato e fatto predicare dal capuccino del quaresimale, che guai a chi avesse negato qualcosa a qualcuno di quei soldati. Ora questo pievano non era uomo
da farsi pigliare a gabbo; e quel che diceva faceva; e le cose della sua cura le conosceva a puntino; vedendo dentro le case come fossero state senza tetto, o avessero avuto le mura di vetro. Venuto trent'anni prima a quella pievania, la gente del borgo gli era nata più che mezza sotto gli occhi; e quelli che non erano stati battezzati
da lui lo temevano, sebbene gli fossero meno reverenti. Rammentavano d'essere andati ad incontrarlo il giorno del suo arrivo, lontano un bel tratto, in processione, a suon di campane; e vivevano ancora quasi
tutte le donne, che da giovinette tra le più belle e dei migliori casati, gli avevano fatto la fiorita per la via, vestite di bianco, e cantando lodi come al Nazzareno. Ma in cambio, a cavallo d'una gagliarda giumenta, accompagnato da un mulattiere carico di parecchie casse, e da una donnicciola che pareva venisse a morte su d'un'asina
stanca; avevano visto comparire un prete prosperoso e di cera ardita; il quale ricevute le prime accoglienze, aveva subito comandato di dar volta ai maggiorenti che menavano la processione, e alle fanciulle che, dinanzi a lui, s'erano tutte confuse e messe cogli occhi bassi. Entrato al suo posto, era stato poco a mostrare d'aver preso alla lettera i nomi di pastore e di gregge: alcuni che avevano osato di badare alle opere sue, con due o tre esempi gli aveva fatti star
zitti; e a poco a poco s'era acconciato in casa, come se fosse stato certo di campare cent'anni. E a dir vero, ai tempi di questa storia, aveva già fatti i funerali a una generazione intera, senza essersi mai
lagnato d'un dolor di capo; e faceva conto di logorare un'altra ventina di calendari, prima che un successore fosse venuto a cantargli le esequie. Allora aveva sessant'anni, e a vederlo come vestiva lindo e con panni bene attagliati alla persona, si capiva che da giovane gli era piaciuto di parere un bel prete: ma i suoi occhi grigi, le guancie
rubiconde e un tantino cascanti senz'essere flosce, i capelli sciolti e giù bassi sulla fronte; un paio d'orecchie grossissime, infiammate, ciondolanti a guisa di bargiglioni, gli davano piuttosto l'aspetto d'un uomo stato pronto e violento. Forse aveva sbagliato il mestiere, perchè sui fatti suoi, rispetto a certi voti, nessuno osava lodarlo; era avaro salvo che in certi casi che faceva il grande coi grandi; e per desinare da un amico non badava a fare mezza dozzina di miglia.
Sebbene fosse di poca coltura, perchè appena uscito di Seminario aveva smesso di leggere; non isdegnava gli ecclesiastici dotti, se gli accadeva di incontrarne qualcuno: ma i laici che sapevano di lettere li teneva d'occhio, e godeva che il volgo li chiamasse stregoni e gli avesse sospetto. Anzi li gridava dal pulpito a dirittura uomini perniciosi, citando esempi, facendo allusioni, dando a capire di chi
voleva parlare; e queste erano piccole giunte alle prediche che egli sapeva fare, e che ogni tre o quattro anni tornavano sempre ad essere le stesse; perchè egli le studiava in certi quaderni di carta ingiallita, scarabocchiati sulle copertine con frappe, con date antiche, con nomi diversi di preti, annestati a motti latini. Quei
quaderni erano una sorta d'eredità passata per molte mani, e tenuta da lui molto riguardata in una cassetta, che il giorno del suo arrivo era parsa ai curiosi uno scrigno: e le più belle di quelle prediche le recitava dinanzi ai nobili, che dal Monferrato o da altra parte del Piemonte, capitavano la state a pigliare i freschi nei loro poderi di quelle valli. Era conosciuto da tutti costoro, perchè tutti ei visitava lontano sin dove poteva andare e tornare in una giornata; e
ne aveva avuto sempre doni e carezze. Diceva spesso d'uno molto potente in corte al Re di Sardegna, che gli aveva dato a capire, di non sapere bene se i preti gli avesse a chiamare prima o seconda milizia dello Stato; e che a sentir suo, nella loro gerarchia, un
pievano era pari e forse da più d'un capitano in quella dei soldati di sua Maestà. Del rimanente ogni volta che tornava fuori con questo discorso, finiva sempre dicendo che agli onori non si doveva badare; la massima che l'uomo non deve porre troppo affetto nelle cose terrene, nè in padre, nè in madre, l'aveva sulle labbra sovente, come
fosse un suo proverbio; forse non aveva mai pianto, prosperava un anno più dell'altro; nel 1794 faceva quasi la sessantina e il suo nome era don Apollinare. La donna arrivata con lui il giorno ch'egli chiamava del suo avvento,
era una sua sorella più vecchia che ei si teneva in casa; creatura spersonita ed infermiccia, che proprio reggeva l'anima coi denti. Era così asciutta e grinzosa, che un parente tornato a vederla dopo mezzo secolo, non avrebbe osato abbracciarla, dalla tema di sentirsela scricchiolare tra le mani. Sotto la cuffia che colle guarnizioni
faceva alla faccia scarna una cornice disadatta, mostrava corti capelli color di cenere, che forse erano una parrucca: un'aria soave di purità, spirava da tutta la sua esile persona; aveva di bello gli occhi, neri, grandi, pieni d'una profonda bontà. E buona la era davvero, sebbene la natura e la fortuna se la fossero presa in fra
due; e la prima n'avesse formato una di quelle creature che stanno sulla terra lunghissimi anni, e paiono sempre vicino a morire; l'altra l'avesse posta tra quelle donne, costrette a rimanersi zitelle e ad invecchiare in casa a qualche congiunto, non care, non respinte, sofferte quasi da serve. La poveretta bisognosa di consolazioni più che d'aria per vivere; dopo la sua venuta a D.... non ne aveva avuto
che di due maniere, quasi da celia. Ed una era questa che se la quaresima capitava al presbiterio qualcuno, recando uova e salati, e chiedendo licenza di mangiar latticini e di non digiunare, per sè o per un ammalato; essa con aria mistica e solenne mandava il supplicante, sciolto dalle discipline del magro e del digiuno; e non
dimenticava mai di dire, che a concedere quelle licenze, il vescovo ci aveva messo il pievano, e il pievano ci aveva messo lei. L'altra delle sue allegrezze la provava ammanendo il caffè pel suo fratello ogni giorno, e le feste solenni per i sette od otto preti del borgo, che
venivano a pigliarlo con lui dopo il desinare. Godeva a udirli sorbire quella bevanda, di cui allora si cominciava appena a parlare, come di cosa dell'altro mondo; ma essa non ne assaggiava, perchè la sua bocca non era da tanto. Si innebriava aspirandone il fumo, si teneva onorata d'avere in casa quella delicatura, che anco i più ricchi del borgo non avevano ancora; e se conversando dinanzi la porta, colle donne del vicinato, le riusciva di far cadere il discorso su tanta grazia di Dio; ne diceva da far venire l'acquolina a tutte; poi con certo suo piglio orgoglioso e cortese, saliva di sopra, e poco dopo s'affacciava
con in mano un bricco lucente, donato al fratello da non so che marchesana di quelle parti. E porgendolo a vedere imitava, senza volerlo, l'atto che soleva fare il pievano, nell'alzare il reliquiario più venerato della chiesa, a scongiurare il mal tempo. I fanciulli, che non sapevano del celibato dei preti, sino a una certa età non la chiamavano altrimenti che la moglie del pievano; al suo nome di
Placidia, si soleva aggiungere dai più il titolo nobilesco di donna; derisione inconsapevole a una povera creatura, che nulla aveva della donna salvo che i guai; nessuno avendola mai chiesta sposa, nessuno
amata, e potendosi dire di lei, che la si aveva lasciata vivere per non commettere un peccato mortale.
Don Apollinare non aveva dato guari segni di voler bene a questa sua sorella, nei tempi quieti; ma in quelli torbidi che s'erano messi verso il 1790, la teneva come persona nudrita a posta, per poter darle
in casa i resti delle invettive, che scagliava in chiesa e fuori contro le cose di Francia. Le quali in sul cominciare non gli erano parse di gran momento; e a chi glie n'aveva chiesto, s'era contentato
di rispondere che erano follie di popolaglia, e che o pane o bastone, avrebbero finito in nulla. Ma il 1791 gli era cascato addosso come fosse stato la volta del Sancta Sanctorum, sfasciatasi mentre egli era
all'altare; e d'allora in poi aveva tenuto l'orecchio alzato a tutte le novelle che poteva avere da quel paese. Ad ogni corriere, che capitava ogni mese una volta, si faceva sempre più pensoso; i notabili del borgo gli si raccoglievano intorno spauriti della sua cera: egli
parlava loro un linguaggio pieno di misteri: e se qualcuno osava annunziare di suo, cosa che avesse inteso da gente d'altri borghi, o dai mulattieri, che pei loro traffichi praticavano verso la Provenza;
quello agli occhi di lui, era pecora vicina a sbrancare, e cominciava a tenerlo d'occhio. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo, avuta per via dei suoi superiori, due anni dopo che se n'era udito parlare, gli aveva fatto passare il giorno più nero di tutto quel tempo. Letta, riletta, meditata a lungo quella scrittura; chiesto a sè stesso mille cose circa quei diritti, aveva finito col capire nulla di nulla; ma in
cuor suo rese grazie a Dio d'aver fatto morire un tale cui quel foglio sarebbe giunto per certe vie ch'egli sospettava; un tale che avrebbe fatto le capriole dall'allegrezza solo a leggere quelle sciocche parole, e a dirne qualcosa fra il popolo della pieve! Dio non aveva concesso che in tempi di pericolo, il lupo stesse a rondinare intorno
all'ovile, ed aveva fatto benissimo. Quel morto che da vivo gli era stato in ira, aveva lasciato dietro di sè un figliuolo ricco, giovane, non di buon ramo; ma egli sperava di poterlo raddurre; e ad ogni modo
gli tornava meno molesto del padre, e confidava nell'opera della madre, che appunto era la signora Maddalena. Con questa si era lagnato parecchie volte, accusandola d'aver troppo allentato il freno al figliuolo; aveva predetto che le sarebbe stato cagione di grandi scontenti; e s'era lasciato andare sino a farle la confidenza, che
Giuliano era la più acuta spina che avesse nella sua pieve. Pensava tuttavia che coll'aiuto del Signore, passati i bollori dell'età giovanile, arrivato ch'ei fosse in sui trenta, si sarebbe messo a vivere più assegnato, più da senno, più da buon cristiano; e su avesse voluto dire tutta la verità, non gli spiaceva che egli in quei tempi torbidi se ne stesse a Torino. Perchè i suoi superiori gli scrivevano sempre d'aprir gli occhi, di star sulle guardie; e senza che si
aggiungesse la briga di dover badare a un giovane ricco fatto di sua testa, e che se la sentiva di disputare anche con un monsignore, a lui da fare gli pareva di averne già troppo. In fatti s'era messo a spiare più attento, a capitare improvviso nelle case altrui, a scrutare le
donne chiacchierone; e come le cose di D.... stavano nei limiti egli credeva di molto operare per la salvezza del mondo. Ma un giorno, mentre che stava desinando, gli fu portato uno scritto del suo vescovo, che parlava di Re Luigi stato giudicato ed ucciso. «Non può essere!--esclamò egli dando il pugno sulla mensa, per modo che il bicchiere si rovesciò--questa è una celia che mi si vuol fare, guai
all'autore, se lo scopro!» A queste grida donna Placidia che veniva recando un piatto, si fermò sulla soglia guardando il fratello, e le parve ammattito. Egli intanto, tenendo il pugno chiuso e teso verso di lei, rilesse la lettera, e vide ai bolli che non v'era da dubitare. «Portate via ogni cosa:--continuò allora con voce dimessa--i popoli ammazzano i re, e questi sono tempi da fare penitenza!»--A donna Placidia la novella non fece nè caldo nè freddo; tanto più che il vino
versato sulla tovaglia e grondante dalla mensa sul pavimento, non era segno di disgrazia vicina. Ma egli credè d'udire i cardini del mondo stridere per uscire di posto; la pace da lui serbata in D.... non aveva giovato nulla e se ne doleva: prese il libro dell'Apocalisse, ora in capo, ora in fondo, lo lesse; lo rilesse, lo predicò dal pulpito; spaventando i fedeli che non l'avevano mai inteso parlare a
quel modo. Tenne con sè quel libro giorno e notte quasi sperasse di poterne trarre qualche aiuto nell'ora dell'imminente ruina; dopo dieci, venti, trenta giorni, vedendo che il sole continuava ad alzarsi
dallo stesso lato, si quetò su quel fatto del regicidio; ma gli rimase una gran paura dei Francesi nemici di Dio, uccisori di nobili e di preti, belve che non più frenate da nessuno, avrebbero invasa la
terra, e forse anche il borgo di D.... A rimettergli il cuore in corpo, non vi vollero meno di quelle migliaia d'Alemanni, venuti di Lombardia e passati per D.... nell'andarsi a porre a campo vicino a C.... borgo tenuto in conto di capitale dell'alte Langhe. La vista di quelle genti, di quelle assise, che ridestavano i ricordi di Marta, levarono a speranza l'animo del pievano; il quale fu il primo ad
ossequiare il capitano dell'impero, annoiandolo con certa orazione latina, che diceva come i popoli delle trentasette terre delle Langhe, rammentassero d'essere stati sudditi di sua Maestà Imperiale, sino a cinquant'anni addietro; e che bramavano d'essere tenuti dai signori Alemanni come cosa loro. Offerse agli ufficiali la sua casa, la sua cantina, tutto sè stesso: e se d'una cosa si dolse, fu d'aver udito che i più grossi eserciti d'Alemagna, si travagliassero in sul Reno, di cui egli non sapeva nè dove nè che cosa fosse. Quella, a sentir
lui, era gente sciupata; quattro e quattro otto l'avrebbe voluta tutta lì in val di Bormida; tutta, da poterla vedere, affacciandosi al balcone; e allora si sarebbe messo a ridere dei Francesi. Tuttavia rifatto un po' più tranquillo, tornò a mangiare gagliardamente, a dormire sonni quieti, a dire ogni mattina alla punta del giorno la sua
messa; alla quale s'affollavano i contadini, prima d'andare a far giornata nei campi, e vi venivano le serve e le donicciuole più divote del borgo, tra le quali Marta non mancava mai.
La povera vecchia soleva alzarsi prima che fosse l'alba, e queta queta, si metteva in capo il _mesero_ stampato ad augelli e ad alberi; poi camminando in punta di piedi, e frenando la sua tosse mattutina, usciva di casa e saliva in castello. Per l'età sua ogni onesto le avrebbe consigliato di astenersi da quel disagio; ma essa faceva quell'erta come a bersi un bicchier d'acqua. Sentita la messa tornava che di solito la padrona era ancora in camera; e s'accingeva alle sue
faccende, talvolta cantarellando, talvolta brontolando, ma sempre festosa come una cuffia nuova sul capo d'una bella dama. L'indomani di quella sera, in cui Giuliano ne aveva detto di così grosse; sebbene non avesse quasi dormito, la campana di castello
cominciava appena a suonare l'avemaria, e Marta era bell'e vestita e pronta ad uscire. Pensiamo un po' che stupore dovette essere il suo, quando giunta alla porta, o tesa la mano, per agguantare la chiave, non la trovò nella toppa! Subito si rammentò che la sera innanzi la
padrona aveva voluto chiudere da sè; pensò che la chiave se l'era portata di sopra, e indovinò anche la cagione di quella novità; ma le parve che non fosse l'ora da andarla a disturbare. Però l'idea di mancare quel mattino alla messa, le fece avvampare il vecchio sangue,
che già le impaludava nel cuore; e fattasi animo, salì dalla signora, la trovò desta, chiese perdono; e avuta la chiave s'affrettò a rimettere il tempo perso. Nell'aria si udiva tuttavia la romba della campana, ed essa già entrata in chiesa; si rannicchiò nel banco dei padroni, si segnò, guardò, e tra due moccoli accesi allora, vide il
signor pievano che saliva all'altare. Lieta d'essere giunta a tempo, pur non potè difendersi dalla stizza della sera innanzi; e quella storia delle chiavi custodite dalla signora; i certi dubbi e paure che non sapeva donde venissero, le ingombrarono la mente, con i pensieri
che non erano d'orazione, tornarono ad assalirla; si raccomandò al santi, alla Madonna, si morse le labbra, invano: la sua testa andava in volta, e la messa fu finita senza che, povera donna, le fosse riuscito di recitare un intero pater. Allora delle sue distrazioni ne fece un'offerta al Signore, e il pievano non era più all'altare da un quarto d'ora, quando essa, malcontenta di sè, si levò per tornare ai
fatti suoi. Ed ecco don Apollinare che, l'aspettasse o no, le si fece incontro sul piazzale della chiesa, colla tabacchiera aperta, dicendo: «Ebbene, nostra Marta, come state? «Eh signor pievano, da vecchia bene anche troppo! «Oh! vecchi non si è mai, finchè l'appetito ci serve!--e qui il prete porgeva alla donna la tabacchiera, che vi facesse dentro una
pizzicata. «L'appetito--rispondeva Marta sfregando le dita contro la veste, quasi per nettarle prima d'accostarle alla tabacchiera;--l'appetito come Dio vuole c'è, sebbene del mio pane n'abbia mangiato le nove parti..... «Mangiate anche la decima, e vi rimarrà quello del paradiso:--disse il pievano--intanto a conti fatti avete visto nascere molti che sono già
all'altro mondo; e molti vi passeranno innanzi, che credono di non morire mai perchè sono giovani.... A proposito di giovani, ho inteso che il signor Giuliano è qui in D....?»
Al modo altezzoso con cui don Apollinare dava del signore a Giuliano, Marta si sentì gelare il cuore, e a mala pena rispose: «C'è venuto a fare la pasqua....
«La pasqua! E dove la fa la pasqua? A tavola, o forse a C...., dove è già andato tre o quattro volte, a trovare i giacobini che appestano quel borgo? Ah l'ha fatta pur grossa la vostra padrona, quando lasciò
ch'egli andasse a studiare a Torino! Voleva farsi medico? Ebbene, non poteva fare come tanti altri? impratichirsi da qualcuno dei vecchi, che hanno sempre fatto il mestiere, senz'essere mai usciti da questi monti? Io l'avrei raccomandato al marchese di C..... al conte di P....., e quando fosse stato tempo, questi delle licenze di curare i
malati, gliene avrebbero dato, per amor mio, non una ma dieci....! Ma egli, superbo, no....! questi dei nobili, che danno licenza ai medici, sono privilegi di medioevo; io non ci vado a trottare sulla mula tre o quattro anni pei monti, per essere poi ammesso al cospetto del marchese, a disputare dell'arte mia col prete di casa....! io non ci vado a farmi compatire dal nobiluomo, che colla parrucca in capo e
colla pergamena già pronta, accennerà cortese o farà rabbuffi, se il pranzo non gli avrà fatto pro: io non ci anderò a tribolare l'umanità mandato da questi signori.... no....! ha detto così il superbo, e andò a Torino.... Almeno ci stesse per sempre laggiù! ma vedete come egli è ritornato pieno di religione? Voi dite che egli è venuto a fare la
pasqua.....; tutti i galantuomini a quest'ora l'hanno già fatta, ma lui, lui chi l'ha veduto? «Ma! sospirò Marta facendo spallucce, in guisa che parve una
chiocciola che ritraesse le corna nel guscio. «Basta!--soggiunse risoluto il pievano--vedremo che intenzione ha: ditegli che stamattina l'aspetto.» E diede di volta, piantando la povera vecchia; la quale stata un poco, come non sapesse più ritrovare la via, partì, un passo innanzi l'altro, colla mente a quelle parole, che le suonavano col sordo rumore d'un temporale vicino. Discese di castello, con una gran guerra di pensieri nel capo; e giunta a casa, buttato il mesero su d'una
sedia, si mise a rassettare e a spolverare gli arredi, senza badare a non far rumore; parendole che la padrona non avesse a rimproverarla d'averla sturbata, dacchè pel figliuolo di lei, le era toccato dal pievano quella mortificazione. A un tratto rimasta colla mano in alto,
guardando il soffitto, stette a udire certe pedate nel corridoio di sopra, che le parvero di Giuliano; gioì al pensiero di potersi alfine sfogare, e smesso il suo lavoro, se lo vide comparire dinanzi. Calzava gli stivali a ginocchiello, e aveva in gamba le brache di nanchino giallognole, che i signori di quei tempi tiravano fuori dagli armadi il giorno di pasqua, fosse questa alta o bassa, ossia nella stagione ancor fredda, o già nella dolce. A vederlo vestito proprio
come la sera innanzi, quand'era tornato da C...., Marta credette che egli fosse in punto di ripartire e gli disse: «Che tornate a C....? No? O allora toglietevi di gamba coteste brache che paiono di ghiaccio! Che si mettano la festa di pasqua per santificarla, sta bene..... ma.... e la pasqua starebbe anche meglio santificarla in un'altra maniera!
«State buona, nonna,--disse accarezzandola il giovane--stanotte non mi sono spogliato..... «Già! vizi che si pigliano in città....! Nelle città se ne pigliano tanti dei vizi.... ma il più brutto.... il più.... Uno squillo di campanello troncò a Marta la parola, che di quel passo sarebbe forse
finita coll'ambasciata di don Apollinare. Essa dovè correre di sopra a vedere la padrona; e Giuliano rammentando i discorsi che aveva tenuti a sua madre, e pensando che era sul punto di doversi presentare a lei;
fu colto da un gran batticuore. Marta, molto meravigliata, per aver trovata la padrona già vestita, e acconciata i cappelli, da parere più giovane di qualche anno; tornò
giù a dire al signorino che sua madre lo voleva: ed allora fattosi animo, egli salì quella scala, ma lento come su per un monte. «Vieni oltre--gli disse la signora Maddalena, incontrandolo sulla soglia e fissandolo negli occhi:--prima di sera, sapremo se Bianca
verrà a farci felici..... «Oh sì verrà--sclamò Giuliano stringendo fra le sue le mani della madre.
«Va, e chiama Anselmo che venga a pigliarmi, col calesse... «Ma che vuole andare lei, colle vie che vi sono.... «Va.»
Giuliano obbedì; ed essa col cuore alla gola, levò le mani in alto e disse singhiozzando:
«Giuliano, Giuliano, se tu sapessi che dolore mi dai....!» S'asciugò gli occhi, e si mise dinanzi all'immagine di suo marito, stata dipinta colla sua, quando si erano sposati. Stette un tratto a contemplare quella tela, come se tra lei e l'immagine fossero misteriose corrispondenze; quindi avvicinatasi a un cantarono antico,
tirò una delle cassette, cavò di là dentro una veste di seta color di rosa, e la distese sul letto, dove apparve fatta alla foggia di molti anni addietro, stretta nelle maniche, rigonfia alle ascelle, accollata
e lunga la gonna, quanto poteva bastare a far un po' di strasico avendola indosso. Di quella vesta ne teneva di conto; e la tirava fuori ogni anno ricorrendo il giorno delle sue nozze: trasse ancora una scatola in cui erano alcuni vezzi d'oro, collane, maniglie, anella di vario lavoro; e la pose aperta vicina alla veste. Del suo corredo di sposa, non le sopravanzavano più che quelle cose; perchè le più le
aveva date, un po' alla volta a povere fanciulle del borgo, andate a marito; e dopo averle toccate e ritoccate, col pensiero ad altri tempi, uscì sommessa in queste parole: «S'ha un bel affligersi, ma nel giro di trent'anni si rinnovellano nelle case, feste e dolori! ora tocca a lui!»
Lasciò quella veste e quei vezzi così come gli aveva messi, forse desiderando che Giuliano li vedesse, mentre sarebbe stata lontana; poi sempre pensosa discese. A vedere Marta trasecolata come era, le parve di doverle dire qualcosa di quel che andava a fare, ma si rattenne senza sapere il perchè; e chiesto che le porgesse una tazza di latte, si pose a berne, mangiucchiando d'un pane casalingo, affettato lì per lì dalla vecchia, la quale dal rimescolamento e dalla rapina di non
sapere qual aria volesse tirare, per poco non si tagliava le dita. In questo mezzo Giuliano era venuto col calesse, sino all'arco, per cui s'entrava nel piazzale; e lasciato là Anselmo ad aspettare, Anselmo che aveva fatto le maraviglie per quell'andata della signora; corse a farne avvisata sua madre. Essa era pronta: nè avendo a far altro che mettersi in capo la cuffia, se l'acconciò da sè, salutò Marta, fu al calesse accompagnata da Giuliano; e senza volgersi
addietro si mise dentro e partì. Marta rimasta in forse a guardare dalla finestra della sala, colle braccia al seno, sentiva qualcosa crescere dentro, venir su a far groppo: e come la frusta d'Anselmo schioccò nell'aria, gli occhi le si empierono di lagrime, e corse verso l'uscio per andar fuori. Di certo all'abbrivo che aveva preso, avrebbe raggiunto il calesse; ma
s'abbattè in Giuliano nell'atrio, e colla punta del grembiale, asciugandosi il viso lavato di lagrime, si piantò di faccia a lui e sclamò risoluta: «Fate come volete, ma se a voi e a vostra madre piace ch'io scoppi, ho sempre obbedito! Che faccenda è questa che mi capita la prima volta, dacchè sono qua dentro? Sì, se io sono stimata un coraccio che non sente nulla, ditelo; e io faccio un fagotto della mia roba, e un cantuccio da morirvi lo troverò....
«Ma Marta....--disse Giuliano--o che adesso impazzate....? Badate invece a star sana, che avremo fra poco bisogno di voi come del pane...! Ma non vi sgomentate; piglieremo una giovane che v'ajuti..., e la farete buona come voi...; qua l'orecchio..., mi sposo... «Dio lodato!--proruppe allora la vecchia traendo lunga la voce, mutata
in faccia che non pareva più quella:--ora so in che acque mi trovo...! Vi pareva? lasciare al bujo me, che posso dire d'aver visto fondare la casa; e ho portato vostro padre in collo, e fui sola a governargli la roba fin quando si sposò....? «Giusto! ben rammentato! quando si sposò...! Io voglio fare ogni cosa come fece mio padre; animo, che feste avete fatto quando egli condusse la sposa? «Eh! miracolo se si è mai visto altrettanto!--sclamò Marta levando le
mani in alto, come a significare che le erano state cose da non poterle rifare:--le feste durarono mesi, e se le racconto vi paiono favole da narrarsi a canto al fuoco. State a sentire. In una sua gita a M.... nella valle di là, sapete dov'è, vostro padre ebbe una sfida al pallone. Egli non sapeva altro gioco, ma al pallone, capperi, era conosciuto sino in capo al mondo! In quella sua gita s'innamorò di
vostra mamma, la quale stava con parecchie zitelle di colà a vedere i giocatori....; vostro padre, non faccio per dire, ma era un bellissimo giovane.... Tornò da quella gita pensoso, melanconico, crucciato, come voi ieri sera...: ed io che, non per vantarmi, gli faceva da madre, sin dall'anno quarantacinque, che i suoi erano morti della pestilenza.... anche quello fu un bell'anno..., basta..! io credei che egli, chi sa come, avesse perduto qualche gran somma, e volli sapere
che cosa lo tribolasse a quel modo. Egli mi disse, così e così....; oh! sclamai io, tutto codesto? E gli consigliai quello che avrei consigliato a voi ieri sera, se avessi saputo che cosa vi frullava pel
capo. V'era casa, v'era stato; non gli mancava nulla, appunto come ora a voi; forse che avete bisogno d'esser medico, di cavar sangue, per campare ammogliato, voi? Sposate quella ragazza, gli dissi, e che Dio
vi benedica! Faremo festa per un anno e un giorno, come in casa i principi...! Mi diede retta, tornò due o tre volte a M...., parlò; e di là a due settimane, vostra madre veniva qui da padrona. E mi disse poi che anch'essa s'era innamorata di vostro padre sin dal primo giorno che l'aveva veduto. Erano due bei sposi ve', e che accompagnatura! Vennero attraverso ai monti e in tanti, che non s'era
mai visto una simile cosa a ricordo di vecchi. Signori, signore; a cavallo, in lettiga; musici che suonarono tutta la via; canti, schiopettate, sparate di pistole, una battaglia! E quando il corteo fu scoperto da qui a quel varco dei monti lassù, le campane di castello cominciarono a suonare a gloria, come venisse monsignor Vescovo a dare
la cresima. Io era qui, in questo luogo, e un'occhiata dava al corteo che discendeva per quelle svolte come una processione; un'altra correva a darne in casa dove aveva un mondo di donne ad ammanire il
pranzo: un pranzo di cento convitati, mica pochi, no; e che convitati! La sera poi un festino, che manco vi saprei dire se fossi un avvocato...; e la storia durò settimane... Chi mi avrebbe detto, tu Marta starai tanto al mondo, che queste cose le rivedrai una seconda volta? Pure una differenza v'è....; quegli erano tempi di gran pace e di gran gioia; la gioventù non s'immischiava di nulla..., al comando
chi v'era vi stesse, e vostro padre era un uomo dabbene.... «Ed io...?--chiese Giuliano, che avrebbe dato il fiato alla vecchia perchè ricominciasse. «Eh... voi... non siete cattivo...; ma alle volte.... per esempio ieri sera, che cosa vi facevano gli Alemanni....? E poi... sì... ve n'ho a
dir una;--e dando un'occhiata all'arco in capo al piazzale, se spuntasse qualcuno, si fece più vicina a lui e continuò con dimestichezza;--stamane il signor pievano mi ha parlato di voi, e vi vorrebbe a fare la pasqua.» Giuliano che, solo udendo menzionare gli Alemanni, già aveva perduto la rallegratura del viso; a quella novella del pievano divenne annuvolato del tutto; e disse a Marta severo:
«Domani, tornate lassù: e se vi chiede di me, ditegli che lasci in pace i cristiani. «Che mi fate celia!--sclamò la vecchia indietreggiando:--manco se mi faceste diventare ricca come il mare! Il pievano vuole il vostro bene. E che credete di farne dell'anima? Questo è un altro grillo come quello di maledire quei poveri Alemanni.
«Non mi tornate a parlar di costoro!--gridò Giuliano avvampando: e Marta concedendo il poco pel molto: «Bene....! ma il pievano, la pasqua almeno... Dio ha le braccia lunghe, e quando gli pare ci arriva! Date retta a me.... andate, o sarà tutt'una, il pievano verrà qua.... «E venga!--proruppe allora il giovane--venga!» E assettandosi su d'un sedile di pietra fuori dell'atrio, parve proprio risoluto ad
aspettarvi il pievano. Marta pregava, badasse a non guastare la sua e la pace della famiglia; ricordasse che anche la sera innanzi aveva promesso a sua madre di non darle mai dispiaceri; pensasse che stava per farsi sposo, e che quello non era tempo di cozzare coi preti; e che ad ogni modo senza che si
fosse accostato ai sacramenti, la fanciulla amata non l'avrebbe potuto sposare.... Ma egli non le dava retta, e facendo a sè stesso col pensare, quello che il leone, sferzandosi colla coda; levatosi ritto come per andar incontro a qualcuno, diceva:
«Mi vuole...! E quando m'avrà avuto lassù a forza, bella religione la sua e la mia! O perchè non lasciano che l'anime si volgano a Dio, ciascuna su quell'ali che egli le diede? No...; essi le vogliono spingere in su ajutati da questi altri servi della spada, che ci
tengono col capo nel fango. E intanto si fa il male da loro, da noi, da tutti; carne, carne, carne, null'altro che carne. O vento che soffi dalla Provenza.... o Francia insanguinata come vergine nel circo, tu sei la scolta di Dio! Vieni colle tue legioni, e facciamola finita una
volta!» Il petto di Giuliano pareva si fosse fatto più ampio, e l'occhio scintillante, come d'uomo rapito nel leggere una pagina dei profeti, gli era rimasto fisso nell'orizzonte, proprio verso quella parte, dove
Marta aveva inteso dire che vi era la Francia. Le prime parole del giovane l'avevano sbigottita; tutto quello che potè capire delle ultime fu che egli le aveva dette, e con amore, ad una nazione, la quale empieva il mondo di terribili novelle, sicchè se ne parlava sino dai pulpiti nelle chiese; e, povera vecchia, non avea membro che tenesse fermo. Allora sì, che le balenò sul serio il pensiero d'andarsene da quella casa, dove sotto le spoglie del suo Giuliano
d'un tempo, era venuto ad abitare chi sa che gran peccatore! E fu a un pelo di dirglielo lì per lì. Ma la grande passione di lui, le fece temere di udirlo prorompere in altre eresie; di che fattasi forza, con un martellamento di cuore che si sarebbe inteso discosto tre passi, si
ricoverò in casa. Là pregò Dio caldamente, che pel bene della signora Maddalena e del pievano, rattenesse questo dal discendere di castello; perchè non sapeva neanch'essa che cosa avrebbe potuto seguire. Intanto colla fantasia si figurò di essere in volta col suo fardelletto sulle spalle, alla cerca d'una famiglia, da potervi servire buoni cristiani, gli altri pochi anni che le rimanevano di vita: e non vedeva l'ora che la padrona tornasse, per dirle ogni cosa e licenziarsi.
Giuliano quetatosi un poco, e rimessosi a sedere su quella pietra di poco prima, fissò lontano il calesse di sua madre, che s'andava dilungando, fin che gli fu uscito di vista. Poi l'accompagnò col
desiderio e coi voti verso la meta, oltre la quale vedeva e pregustava la sua e la parte di paradiso d'un'altra persona. Sposarsi a Bianca, condursela in casa, dirle: «qua dentro ogni cosa è tua; sii l'angelo
del mio focolare; ringiovanisci della tua giovinezza mia madre; e viviamo d'amore essa, tu, io» era per lui qualcosa più che aver l'ali da volare in capo al mondo, girarlo tutto, e salire sino alle stelle. E già la vedeva venuta, già aver fatto l'uso alla nuova casa; marito gli pareva d'aver acquistato in essa una seconda coscienza; medico si sentiva tratto per la campagna a far il bene, ispirato dal desiderio di poterlo dire, tornando stanco, «ho fatto questo, ho fatto
quest'altro....» padre, (questo poi era pensiero in cui si sprofondava col diletto preso da giovane a tuffarsi nei pelaghetti della sua Bormida, in tempo di gran caldura, mentre il suo genitore stava a vederlo;) padre gli pareva che avrebbe educati figli, degni di dar gloria fra gli uomini a quel Dio, nella cui bilancia dovrà pesare più una goccia d'acqua data ad un assetato, che una intera vita passata a
star ginocchioni dinanzi a lui; ah! i figli, i figli! quel calesse arrivasse a C.... col buon'augurio, Giuliano v'era già col cuore!
E il calesse andava, e tacerne sarebbe come voler nascondere al lettore, che di quei tempi gli abitanti di val di Bormida, non avevano mai veduto quattro ruote di quella fatta a girare. Eppure era un vecchio e gramo arnese, che ai giorni nostri farebbe sgomento al più modesto viaggiatore che se n'avesse a servire. Anselmo lo aveva comperato dagli eredi di non si sapeva che baroni del Monferrato; ed essendo uomo molto arricchito nei contrabbandi tra le terre della repubblica di Genova e del re di Sardegna, per quell'acquisto era così
cresciuto di reputazione, che a D...., quasi più nessuno osava chiamarlo col vecchio nome di mulattiere. Ma egli punto insuperbito, se gli capitava di guadagnare s'alzava anche a mezzanotte. E sebbene pel suo far costare il nolo del calesse un occhio del capo, si durasse fatica a mettersi d'accordo con lui; la signora Maddalena non era stata quel giorno a parlare di danaro, ed egli la portava verso C..., certo di toccare una grassa mercede e un buon beveraggio.
La via correva a tratti sulle vestigia di quel ramo dell'Emilia, che per val di Bormida menava i Romani da Tortona all'antica Sabazia. I dotti, quando ne parlano, rammentano la tavola Pentingeriana, e l'itinerario di Antonino. Romana o no quella via era un macereto, e dava così gran disagio a farla in calesse, che camminare a piedi,
sarebbe stata per la povera signora minor fatica. Ad ogni passo il legno pigliava tali scosse, che essa era sempre lì colle mani per toccare Anselmo che si fermasse: ma egli da uomo rotto a ben altre molestie, la confortava a non vi badare, e starsi sicura; e tirava
innanzi per la terricciola di R.... alla volta del borgo di C.... Il quale a chi vi giunge da quelle parti apparisce amenissimo, sebbene schiacciato com'è fra il torrente ed una rupe alta e malinconica, parrebbe star meglio in mezzo alla pianura, che gli si apre dinanzi.
Questa non è ampia molto, ma quanto basta per dare aspetto magnifico ad un anfiteatro di colli, sormontati su su da dossi più alti di monti selvosi, che col verde cupo dei loro fianchi, fanno bel contrasto coi sottoposti vigneti, colle piagge ridenti, coi prati e coi campi, dove si lavora in dolcissima pace. Sulla rupe che soggioga il borgo, sorse un castello che fu dei Del Carretto, ed era degli Scarampi quando Vittorio Amedeo, generale degli eserciti di Francia e di Savoia, guerreggiando gli Spagnuoli in quella vallata, lo trovò difeso da dugento di costoro, e ne gli scovò con centoquarantaquattro cannonate giuste. Era l'anno 1625, e di là a poco il Conte di Verrua tornato a
combatterlo lo atterrava del tutto. Ai tempi della mia storia quel castello era già quale è ai nostri, roba di donnole e di volpi, nè dà alla gente del borgo niuna noia, salvo che quella di toglierle una bell'ora di sole in sul tramonto, e di minacciarla colle sue pericolanti rovine. Macchie di castagni, da lasciare in desiderio il più valente paesista, s'aggruppano su per il pendio sino a quelle; e
ai segni dei secoli che hanno nei tronchi ispidi e muschiosi, mostrano d'aver fatto ombra alle castellane, se nelle ore calde saranno uscite a sedere sull'erba a piè delle mura. L'edera inviluppa le macerie; e le muraglie che stanno ancora irte di comignoli smisurati, spiccano tra quel verde, come dossi di giganti costretti a mordere la polvere, colle braccia poderose levate in alto a imprecare. La Bormida lenta in
quel suo passaggio, per i molti pelaghetti che forma, pare vaga di riposarsi un tratto a far più bello il paese. Riverbera gaiamente il castello, le case del borgo, i bucati distesi sulle sue rive le
donnicciuole che vi s'affaccendano intorno, e quelle che vi stanno a lavare; e a chi conosce di quali piene talvolta si gonfi, pare angusto quel letto in cui scorre poca e tranquilla. Laggiù laggiù, dalla parte donde tirano i venti di mezzogiorno, menando sovente a furia sulla selve e sulla pianura, le vette di San Giacomo e del Settepani fanno l'orizzonte sempre leggiadro: ma a vedere l'azzurro oltremarino di cui si tingono a sera, paiono in certa guisa sfumare nei colori del cielo. Allora lasciando varco alla fantasia di chi le guarda, e trova oltr'esse, i borghi, le terre e il mare di cui ha inteso a dire le
meraviglie; chiudono malinconicamente la bellissima scena. CAPITOLO III. Sotto quel cielo, a piè di quel castello, viveva quella Bianca, che la signora Maddalena andava a cercare. Essa era una giovinetta in sui diciotto, e se io mi provassi a ritrarla; e dicessi che il suo viso pareva di questa o di quella statua; che l'occhio aveva grande, nero, intento, e l'incarnato delle guancie fresco e sincero come di bambino allattato sull'Alpi; i miei quattro lettori se la figurerebbero ognuno
diversa e di sua fantasia: e però mi pare meglio dire in una parola che essa era bellissima. Bellissima e mesta, aveva il portamento d'una santa che ignorasse d'essere in terra; e forse per averla veduta guardare in cielo, coll'atto di chi aspetta di lassù qualcosa, Giuliano se ne era innamorato. Vicina a lei, quasi fosse il suo angelo
custode, si vedeva sempre un'altra fanciulla, più giovane di qualche anno; la quale sebbene non le somigliasse punto, e fosse bellezza di tutt'altra sorta, era sua sorella e si chiamava Margherita. S'amavano,
ma non osavano dirselo; e pareva ad esse di fondersi l'una coll'altra, d'essere la felicità in persona, quando potevano darsi del tu, senza il pericolo d'essere intese. Ma questa era cosa che accadeva assai di rado; perchè il babbo se le sue figliuole avessero usato tra loro
questa confidenza, gli sarebbe parso d'udire tremar la casa dalle fondamenta, e guai alle poverette. Esse potevano dirsi le due gemme di C.... e già in chiesa, a vederle sotto quel velo bianco, aereo, che le fanciulle delle terre liguri sapevano, fin d'allora acconciarsi in capo con tanto garbo; la gioventù pensava più ad esse che alla preghiera. Orfane della madre sin dall'infanzia di Margherita, avevano vivo il padre che si chiamava il signor Fedele; uomo ricco, tirchio,
rozzo, più che sessagenario, dottore di legge molto reputato nel borgo. Costui era di quella maniera di padri, che gli affetti, se ne hanno, li tengono bene nascosti: nè aveva pensato che a far roba, per arricchire le figlie. Della loro coltura manco s'era sognato, e se fosse rimasto da lui, le giovinette non avrebbero imparato che a
leggere, tanto da poter cantare nella processione del Corpus Domini col libro in mano. Scrivere non sapevano, perchè non era cosa che di quei tempi si potesse insegnare alle donne, se non da parenti che le volessero usare al male. Ma lavoravano di cucito per bene, e in casa facevano tutto colle loro mani: perchè il padre, duro a spendere, permetteva solo che una donna venisse a cavar l'acqua e a rigovernare
le stoviglie, e appena fatto se n'andasse, che egli gente d'altri in casa non ne voleva. Per compensarle delle loro fatiche, dava in carnovale una festicciuola da ballo, in cui si mostrava discreto spenditore; e una sera di quaresima le conduceva al teatrino del borgo, a vedervi la passione di Cristo, rifatta dai disciplinanti
della sua confraternita, con gran pompa di mitre, d'elmi, e di turbe, che finivano col fico di Giuda; donde si vedeva spenzolare l'apostolo scellerato, tra le risa degli spettatori. Del rimanente la vita la passavano parte in borgo, parte in villa; il governo della famiglia era mantenuto dal signor Fedele con gran rigore; ed essendo egli di
quei tali, che intendono gli uffici di capo di casa a una torta maniera; entrando od uscendo, sulla soglia mutava il viso; altro era dentro, altro di fuori, burbero ed alla mano. Quando in famiglia si
parlava di lui non dico che si tremasse, ma i cuori si facevano piccini; fuori nessuno si lagnava dei fatti suoi, nessuno ne diceva male, ma era uno di quegli uomini che bisogna averli morti per sapere se furono amati o temuti. Si mostrava assai cosa di chiesa, dove o s'udiva a intuonare in coro il suo salmo, o si vedeva ritto in parte
da essere scoperto da tutti; in piazza dava strette di mano a destra e a sinistra; se la faceva da amico con tutti i signori dei contorni, e coi preti del borgo, allora così numerosi, che dall'alba fino a
mezzogiorno le campane non finivano mai di suonare a messa. Monete pel sottile ne aveva messe di molto. Come mai quelle due giovinette senza madre, avessero potuto venire su così gentili, con quella sorta di babbo; è cosa che non si potrebbe spiegare, senza dire che la Provvidenza, proprio non soffre un male
quaggiù, che lì vicino non vi ponga il rimedio. Una cognata del signor Fedele, viveva nella famiglia, recondita, mansueta buona a fare ogni bene, quantunque fosse cieca nata. Per la vita che aveva menata raccolta e meditativa, le si erano affinate le virtù dello spirito e del cuore; di maniera che miglior educatrice, non si avrebbe trovata
nè in C.... nè in altre parti di quella valle. Si poteva dire di lei, che si fosse seduta al posto della sorella morta, a far da madre alle sue nipoti; e finchè erano state piccine non aveva provato gran dolore di non poterle vedere: ma ora sentendo Bianca cresciuta alla voce, ai detti, ai silenzi in cui cadono le giovinette nell'età della loro vita, che incomincia la donna; quel non poterla studiare nel viso, era divenuto un gran tormento per la povera cieca; la quale conosceva tutte le cose buone e le tristi del mondo, come per una misteriosa rivelazione. E non potendo altro, pregava Dio che per Bianca e per
Margherita, quando fosse stato tempo da ciò avesse mandato due giovani, poveri o ricchi non montava, ma quali essa se li sapeva immaginare; poi che l'avesse presa. Nel borgo non la si vedeva, salvo che quando andava alla messa e ai vespri, franca di passo in mezzo
alle nipoti; e nel tragitto essa capiva come camminassero confuse perchè guardate dalla gioventù del borgo: ma con quel suo viso calmo e muto, comandava rispetto a coloro che avessero osato fissarle di troppo. Nell'andare e nel tornare dalla chiesa le donne la salutavano: «damigella Maria:» ed essa si fermava fossero signore o popolane;
appiccava discorso volentieri, interrogava e rispondeva benevola; e (tutti abbiamo qualche peccato) se quelle persone vestivano a nuovo, godeva a parlare della bella indiana, del rigatino, del bordato, che sapeva discernere al tatto e all'odore. E alle voci conosceva anche
gli aspetti, e diceva delle cose e delle persone, servendosi sempre del verbo vedere, come se davvero avesse veduto. Passeggiava volentieri a lungo, ma fuori per i prati sulle rive del torrente, che col suo mormorìo gli pareva un compagno caro come le nipoti che le davano mano. Ma la sua felicità era l'estate, che se non s'andava in villa, poteva passare le ore su d'un'altana, ombrata di luppoli, la
quale dava su di un vicoletto, e aveva di faccia la casa di quel don Marco, stato maestro di Giuliano. Da un terrazzino di quella casa benedetta, il giovane aveva veduta Bianca la prima volta, questa
dall'altana aveva visto lui; l'intelletto d'amore s'era in essi destato; e per anni non era passato giorno, che non fossero stati ognuno al suo posto parecchie ore. Ma Bianca, trovandosi in gran confusione, si soleva tenere nascosta dietro certi vasi di fiori, col cuore che le pareva pieno di musiche, di canti, di quell'aura
misteriosa che soffia la primavera. Non s'accorgeva di nulla la cieca, don Marco qualcosa del suo alunno capiva: tuttavia sapendo che l'amore nascente all'età di quei due è cosa divina, egli taceva. Un giorno che ancora l'altana non era rinverdita, ma già si godeva a stare all'aperto pel tempo bellissimo; la cieca e le nipoti v'erano state confinate dal signor Fedele, il quale aveva in casa una persona,
con cui gli bisognava parlare in gran secreto; una persona che Bianca sospettava chi fosse, e a pensarvi le pigliava un'uggia non mai provata. Damigella Maria, con una sua scusa, fatta andare Margherita nelle stanze disopra, stringeva coi discorsi Bianca; per sapere da lei, come mai cinque giorni prima, (il giovedì santo) andando in chiesa, fosse uscita in un grido mal represso, e quasi avesse
inciampato a guisa di persona confusa da vista inaspettata. Quella era la quarta volta che la cieca tornava ad assalire la nipote con quei parlari; dubitando che questa avesse veduto qualcuno, che già potesse sopra il suo cuore; e voleva cavarle una confessione. Bianca si
schermiva, combattuta dal desiderio di dire la verità, provando anzi il bisogno di sfogare qualcosa che le bolliva dentro; ma alla zia no.... sentiva di non potergliela dire. Potevano essere quel giorno, le quindici ore d'Italia, e il calesse su
cui veniva la signora Maddalena, giungeva a scoprire ii borgo di C....; e Anselmo ne faceva avvisata la viaggiatrice, la quale al cenno rispettoso di lui, alzò il capo, e guardò intorno quei luoghi non più riveduti dacchè vi era venuta col marito, a porre Giuliano a scuola in casa a don Marco. Rimirando quei luoghi, quasi sentendo d'averlo
ancora allato, pregò l'anima di lui a starle vicino; e le torri brune di C..., le vette alte degli olmi che allora cingevano il borgo, il castello in rovina, le parve facessero segno di antica amicizia. Subito cercò coll'occhio i siti delle case a lei note; vi si mise dentro colla fantasia, s'immaginò le liete accoglienze; e un po'
raccapricciava, pensando ai mutamenti e alle morti che vi troverebbe avvenute; un po' noverava le famiglie alle quali, appena avuta una risposta da chi doveva darla, sarebbe andata ad annunciare le nozze di
Giuliano. E studiava le parole da dirsi; quando quel dolce lavoro della mente, le fu turbato da uno spettacolo non veduto altra volta. Pei campi e pei prati a sinistra della via, giostravano gli Alemanni, passati a D..., mesi prima; quegli Alemanni odiati tanto da suo figlio; e nei loro esercizi parevano governati da voci strane, alte, rabbiose; da squilli di trombe, da rumor di tamburi. Alcune coorti di
cavalli galoppavano a briglia sciolta, varcando di lancio i fossati, balzando con turbinoso agitare di zampe per disopra alle siepi, divorando fragorose gli spazi a investire le squadre dei fanti; e allora urla e scompiglio come in vera battaglia. A piè d'un muricciuolo d'orti, di costa alla via, ardevano i fuochi del campo: nereggiavano appese sopra le fiamme grosse caldaie, intorno alle quali s'affaccendavano alcuni soldati luridi; mentre alcuni altri contendevano per cavar acqua da un pozzo, e ne facevano altalenare il mazzacavallo, come monelli. Da un poggio poco discosto, si diffondeva
un'armonia di strumenti guerriera e pietosa, che faceva pensare all'Allemagna, alle famiglie di quei soldati, alle venture sanguinose, cui erano condotti così da lontano. La signora Maddalena veniva guardando tutte queste cose, piena di
compassione, e due o tre volte aveva affrettato coi cenni Anselmo curioso e restio; il quale dopo un altro po' di trottata, uscì dicendo «siamo arrivati». Erano dove la via correva tra le ortaglie del borgo, quasi in ripa ad una gora, che mena anche adesso l'acque ad un antico mulino; e vedendo
a man diritta una chiesetta campestre, la signora Maddalena si raccomandò al santo patrono di quella, qualunque egli fosse. Quella chiesetta era dedicata a Santa Marta, e sorgeva allora solitaria in mezzo a quegli orti; ma oggi la stringe dall'un dei lati, il cimitero, dove se ne va in pace la nostra gente; dall'altro stanno quattro
muricciuoli a nascondere due tombe; nelle quali (molti lo credono) si dice che stia rinchiuso il bieco governatore di Sant'Elena, colla sua famiglia. In verità, sarebbe cosa da chiarirsi, se Hudson Low cacciato di terra in terra come un malfattore, sia riuscito davvero a finire i suoi giorni in quel villaggio, così vicino a Montenotte; dove il suo
prigioniero era stato preso sull'ali dalla gloria e dalla fortuna. Il fatto è che in quelle due tombe, giace una famiglia di protestanti inglesi, venuti a dimorare e a morire in C...., saranno poco più di cinquant'anni; e i veterani di Spagna e di Russia, passando vicino a quelle tombe; in cambio di pregare, godevano di calcarsi in capo il
cappello per far onta al morto, e tiravano oltre guardando losco e brontolando. Quel giorno che le tombe credute di Hudson Low, e i veterani di Napoleone erano ancora di là da venire, Anselmo tirò oltre anch'egli;
e indi a poco, il calesse fu a traversare il ponte lungo, stretto, basso di muricciuoli, i quali a ciascuna pigna formavano un angolo, dove i camminanti potevano, bisognando, cansarsi dalle file di muli, che allora varcavano numerose, spandendo per quelle valli la musica di centinaia di sonagliere. In capo al ponte, sorgeva un'altra
cappelletta, (ve n'erano a tutti i passi) e questa serviva a deporvi i morti del contado, fino a che la confraternita li venisse a levare pel mortorio. Alcuni fanciulli vi ruzzavano baloccandosi a giocare alle palle di piombo avute dai soldati che sempre sono loro amici; e all'apparire del calesse stettero maravigliati, per non aver mai visto
altrettanto. Ma altri più discoli che facevano alle piastrelle sul greto del torrente, s'affollarono su per la ripa a chi più corresse, a chi arrivasse alla carrozza; e l'avrebbero assalita a furia, senonchè il primo che potè agguantarla per di dietro toccò una frustata sulle mani; e gli altri si fermarono intorno a lui piangoloso e umiliato,
che si fregava il bruciore zoppicando. La signora corrucciata, rimproverava ad Anselmo il suo giuoco bestiale, e si volgeva addietro a guardare pietosa il mal capitato. Girando a manca repentinamente, di là a cinquanta passi s'era alla porta del borgo, ampia d'arco, munita ancora delle gravi imposte dei
tempi, in cui si soleva chiuderla; e prolungata a guisa d'androne, sotto una volta, dalla quale si levava una torre, stata alta e forte, e poi mozza e divenuta casa di gente dabbene. In una delle pareti sotto la volta, si vedeva una rozza dipintura, che aveva ad essere l'immagine della Madonna; e di faccia a questa, in una stanza terrena, umida e tetra, v'era la guardia Alemanna. Spiacque molto alla signora Maddalena, dover attraversare lo spazio
tra il ponte e quella porta, perchè sott'essi gli olmi che in lunga fila sorgevano fuori le mura, sebbene per la stagione non rendessero ancora ombra, conversavano a capannelli i maggiorenti della terra. Uno
di quegli olmi che per essere solitario e molto spanto pareva piantato là a posta per gente privilegiata, ed era il più vicino alla porta, si chiamava l'olmo dei preti. Nessuno che non fosse stato prete o frate, avrebbe osato di fermarvisi sotto; e in quel momento che la signora passava, vi stavano a crocchio discorrendo assai caldamente, mezzo il
clero del borgo e mezzi i frati di un convento poco discosto, che vedremo tirando innanzi. Qua e colà, soldati infermi all'aspetto, sedevano al sole, fumando le loro pipe di Boemia, accidiosi e mesti; o accosciati in molti, l'uno dopo l'altro, s'acconciavano tra loro i
capelli, s'intrecciavano le lunghe code; sudici, cenciosi motteggiandosi nei loro linguaggi, come mostravano alle risa e agli sdegni.
I discorsi di quei signori e di quegli ecclesiastici, volgevano su cose di sì gran momento; che alla vista del calesse niuno si mosse tra i curiosi sfaccendati, che in altra occasione avrebbero fatto folla come i scimuniti. E bisogna sapere che questo avveniva perchè appunto
quella mattina era giunta la nuova che i Francesi, fattisi grossi, all'improvviso, sul confine della repubblica di Genova, da Mentone a Ventimiglia, ne avevano invaso il territorio, tentavano di guadagnare i varchi e le vette dell'Alpi Marittime; e a calarsi da queste nelle valli della Bormida vi avrebbero messa poca fatica. La signora Maddalena gli udì litigare sui nomi dei luoghi invasi dai Francesi e sulle distanze; e lietissima di non essere badata, si mise dentro l'androne, e tirò diritto per la via maestra del borgo. Gli artigiani si affacciavano agli sporti guardandole dietro un istante,
mettendosi poi a chiaccherare colle mogli, o chiedendosi da bottega a bottega quella donna chi fosse. Essa smontò ad una porta, che Giuliano le aveva descritto così bene, che neanco cieca avrebbe potato sbagliare; disse ad Anselmo che desse di volta e andasse ad aspettarla, oltre il ponte, presso certa casuccia di costa alla via; poi salì le scale, d'onde s'udiva venir giù una pedata grave e sonora di sproni. E subito comparve un uffiziale Alemanno, allegro in vista
come tornasse dall'aver vinto un'esercito; uomo tozzo e impersonato, si che ad ogni mossa, muscoli e polpe parevano lì per isquarciargli i panni. Portava in capo uno di quei berrettoni da ulano, che i vecchi
di quelle parti rammentano, paragonandoli per la forma a un manticetto, e ne aveva coperta la fronte fin sulle sopraciglia; sotto le quali balenavano un par d'occhi verdastri, grandi, mirabilmente
accompagnati a due mostacchi rossicci, folti, attorciati come le branche d'uno scorpione. Ad averlo visto una volta, lo si avrebbe potato ritrarre dal più inesperto con tre pennellate, di scorcio, di profilo, di prospetto tanto la sua vista colpiva; ma da gentil cavaliero, s'accostò al muro, lasciando spazio, quanto la sua persona ne poteva concedere alla dama; la salutò con garbo tra soldatesco e paesano; e questa continuò a salire fino all'uscio che andava a
picchiare. Damigella Maria e Bianca non s'erano per anco mosso di su l'altana; e una donna che aveva vista la signora Maddalena entrare dal signor Fedele, passando pel vicolo, levò in alto la faccia, e disse alla cieca: «damigella Maria, le viene in casa una signora forastiera.» A Bianca il cuore fece dentro un gran moto, e proprio in quel punto
s'udì uno squillo del campanello. Essa, vi fosse o non vi fosse sua padre a sgridarla, corse ad aprire; e la signora Maddalena non aveva lasciato, sto per dire, il cordoncino del campanello, che l'uscio fu
spalancato, e le apparve Bianca, dimessa le vesti e in tutta la semplicità della sua bella persona. Vederla, ravvisarla per quella che le aveva detto Giuliano, prenderle fra le mani la testa e baciarla in
fronte, fu per lei un solo atto. E la giovinetta si lasciava fare tra desiderosa e soprafatta, sentendosi discendere molto addentro l'occhio di quella donna, che aveva i segni in viso d'una dolcezza infinita. Nè sapeva, ma le pareva d'averla conosciuta; l'immagine di Giuliano veduta a C... tre o quattro volte in quella settimana, la rivedeva lì;
non osava richiedere del suo nome la forestiera, ma era certa che n'avrebbe risposto uno caro, già noto, chi sapeva quale? E non pensava lei sola a Giuliano; perdio la signora Maddalena, guardandola la
paragonava per la bellezza a lui, qual era alto, aitante e fiero; le pareva di vederlo cogli occhi nerissimi ora fulminei, ora mesti, intenti nella fanciulla; gioì per essa che l'avrebbe trovato uomo degno d'altissimi amori, la cui anima accesa di lei sarebbe divenuta luce; e la castità della vita che brillava in volto al giovine, stimò degna dalla vergine che aveva dinanzi. Non v'è da meraviglirsi se in quel momento che quasi era in estasi, la
signora Maddalena credè già il parentado bell'e fatto; nè se passato il primo silenzio parlò alla fanciulla con materna dimestichezza, dandole del tu, o chiedendole dove fosse suo padre. Allora Bianca capì di più, e tramando per la gioia, metteva lei in una sala; dove andando e tornando alcuni passi, chiedendo confusa e rispondendo colle vampe nel viso, seppe il dolce nome e corse come potè a chiamare il proprio padre.
Chi pensasse che la sala del signor Fedele, sebbene tra le più belle del borgo, fosse arredata con fasto, s'ingannerebbe di molto. I tempi chiedevano poco, e il padrone d'arredi non si curava molto. Poche sedie, coperte di cordovano nero die vi stava appiccato con borchie di ottone; un divano scuro; uno specchio, che a guardarvi dentro si pareva butterati; due quadri antichi, uno dei quali rappresentava il sogno di Giacobbe, l'altro la Samaritana al pozzo: ecco tutto quello
che là dentro si poteva vedere in un'occhiata. A una persona nuova, quella sala sarebbe forse paruta d'un israelita usuraio; ma Bianca aveva lasciato negli occhi della signora Maddalena tanto bagliore, che
questa non avrebbe veduta più splendida la dimora d'un re. Rimasta collo sguardo fisso là donde Bianca era sparita, quasi continuasse a vederla, ad ammirarla, pensava a quella bellezza, mai più immaginata, agli anni che avrebbe vissuto con essa nella felicità della sua casa di D..., e benediceva Giuliano d'averla voluta per sua.
La tolse da quella sorta di rapimento la voce grossa del signor Fedele, che veniva di stanza in stanza, approssimandosi con certi oh! lunghi e pieni di reverenza; e indi a poco comparì egli stesso frettoloso e grave, col dorso ossequente, e con una mano tesa ad una
accoglienza rispettosa, coll'altra acconciandosi tra l'orecchio e la tempia una grossa penna di pollo d'India. Portava calzette nere, come le portano i preti, e brache di stoffa tralucente e nere anch'esse; le grandi fibbie d'argento delle sue scarpe lustravano da far gola ad ogni mariuolo; le catenelle dei due orologi che aveva nel panciotto di seta cangiante, gli battevano sonore sulle cosce; e quella penna
l'aveva presa passando dallo scrittoio, così per parere. «Oh! suonate a gloria campane! sclamò egli appena vide la visitatrice--la signora Maddalena! Ma che miracolo, che buon vento, che fortuna è la mia? segga, si metta a sedere, la prego!» E voltando
dieci inchini; prima che la signora avesse potuto dire una parola, già l'aveva ridotta a sedere sul divano, e le si metteva di faccia sulla prima scranna che gli capitò d'agguantare--«Dunque ella sta bene, proseguiva, ed anche suo figlio? n'ho piacere! So della disgrazia del marito... eravamo amici, fratelli! sono dolori, ma che vuole! uno alla
volta s'ha da partir tutti! E laggiù il signor pievano, che è sempre grasso, rosso....? questa quaresima hanno avuto un predicatore di qui, mio grande amico e grande oratore.... com'è piaciuto? «Piacque;--rispose la signora, cui quel tempestare del signor Fedele, metteva addosso non sapeva che confusione.
«Eh......! Bisognerà bene che qualche giorno venga a D.... a pigliargli un pranzo al pievano, se no mi scomunica!....»--continuava egli--ma che vuole? non s'ha mai un'ora libera..... benedetti clienti, benedette liti....! «Chi sa?--diceva essa.--Forse io potrei darle occasione di venire a D.... più sovente.
«Oh!--sclamò il signor Fedele; e componendosi colle mani sul ginocchio, e col viso sporto, stette aspettando, come a dire, i cenni d'una cliente che poteva pagare assai bene. «A dire il vero--continuò la signora--vengo per una cosa di cui avrei dovuto farle parlare da qualche amico nostro..... Ma lei mi perdonerà.... mi scuserà....
«Scusarla!--saltò su a dire il legale--che mi fa celia? Io sono qui tutto orecchi, non ha che a comandarmi, sono cosa sua io, la mia professione, la mia casa, la mia famiglia..... e parla di scuse? «Ebbene--disse la signora pigliando animo--vengo a chiedere la sua Bianca pel mio figliuolo....
«Bianca?--bisbigliò egli sommesso, levandosi e correndo a chiudere per bene l'uscio pel quale era venuto;--più che volentieri.... ma.....»--E qui tornato a sedere, appoggiò il dosso alla spalliera della seggiola, distese le gambe, sprofondò la sinistra nella saccoccia del panciotto, poi colla destra si tirò sul petto la coda come soleva in tutte le occasioni che gli davano da pensare.
«Dunque?--interrogò timida e rimescolata la signora. «Dunque......., io le dico una cosa; se suo figlio vuole ammogliarsi, diamogli tra un paio d'anni l'altra mia figliuola, la Margheritina..... «O perchè non Bianca?
«Bianca..., non lo direi a mia madre se tornasse dall'altro mondo..., ma a lei... mi sia segreta..., Bianca l'ho promessa...... «Promessa! sclamò la signora colla voce spenta di chi cadendo da una grande altezza volesse mandare un grido:--promessa? e non vi sarebbe rimedio?
«Oh! quando noi si promette, gli è come avesse parlato il re! «Pazienza!--essa disse, e si levò da sedere per partirsi. Le gambe quasi non la reggevano, e nulla sapeva più rispondere a lui; che ingegnandosi di parere cortese le parlava di star a desinare, di riposarsi, di far conto di essere in casa sua. A quell'uscio dove
Bianca l'aveva accolta, la signora prese commiato; e il signor Fedele tornando al suo studiolo, passò vicino alla fanciulla, che sola, atterrita, sedeva cogli occhi fissi sul pavimento, in una stanza attigua alla sala. Essa aveva inteso ogni cosa. Soffermatosi a guardarla allegro e malizioso in vista: «eh?--le disse--quanti ve ne sono dei padri sui quali s'affollino i partiti per le loro figliuole,
l'uno che incontra l'altro su per le scale?» E piantò la poveretta, che a questo parole capì a chi suo padre l'avesse promessa. Le parve che la sua mente si spegnesse; ondeggiò, si slanciò forse per raggiungere la signora Maddalena.....; poi non potendo altro, corse sull'altana, a smaniare colla testa in grembo alla zia, la quale chiedeva invano che vi fosse, e in quella novità non si sapeva raccapezzare.
Sgomenta forse quanto Bianca, la madre di Giuliano camminava, s'andasse a riuscire dove si fosse, pur d'allontanarsi da quella casa e dal borgo. Ma a un tratto diede di volta, rifece la via, fu alla casetta di don Marco, ed entrò chiamando il prete. Don Marco stava solo solo nella sua cameretta, leggendo l'_Emilio_ di
Gian Giacomo, avuto di quei giorni da un amico di gran segreto; e quella lettura gli aveva destato un'avidità febbrile che non gli dava pace nè giorno, nè notte. Uditosi chiamare, si fece incontro con quel libro in mano a chi veniva, e non appena ebbe visto la signora: «Ecco! ecco--sclamò--suo figlio voleva essere educato con questo
libro...., e appunto leggendo pensava a lui...... «Meglio--rispondeva essa--meglio non aver figliuoli, o non essere al mondo a vederli infelici.» Queste parole e l'atto con cui cadde di sfascio su d'una scranna, fecero tremare al prete le membra e la vita, come se d'un tratto gli si fossero aggiunti vent'anni, nè trovava il fiato per domandarle che
le fosse accaduto. Ma in quella s'udì un passo precipitoso, e Bianca accesa in viso di pudore, e bella per angoscia di più scolpita bellezza, si mostrò sulla soglia. Avendo vista dall'altana la signora
entrare dal prete, e non potendo più reggere; per certa scaletta che metteva a terreno, era discesa, aveva attraversato il vicolo, e capitava là dentro a crescere lo stupore di don Marco, gettandosi nelle braccia della signora. La quale a prima giunta credendola inseguita, la strinse al seno, guardando l'uscio se qualcuno irrompesse; poi reggendole la fronte: «o Bianca--sclamò--siamo
infelici tutti! «Ma io--proruppe la fanciulla--quell'Alemanno non lo sposerò! «Che....? quello forse che incontrai per la vostra scala.....?--disse la madre di Giuliano chiarita in un sol punto di tante cose e anche di quell'odio giurato agli Alemanni dal figlio. E la fanciulla con voce
solenne: «Sì...., ma morirò! nessuno potrà costringermi.... nemmeno mio padre!» «Bianca--entrò a dire don Marco, che rinvenuto dallo sbalordimento, molto aveva capito da quelle poche parole;--e perchè parli sdegnato
del padre tuo?» La fanciulla tacque e chinò gli occhi dinanzi al sacerdote. Egli continuò amorevole: «A che ti vorrà costringere tuo padre? Perchè tu lo accusi? Va, piangi, sfogati, e prega; stattene raccolta nella tua camera più che puoi..., la solitudine addolcisce l'anima e insegna molte virtù a noi, e a chi ci pare contrario...! Abbraccia la signora Maddalena..., essa
mi dirà ogni cosa.... t'aiuteremo.» Così dicendo sciolse la giovinetta dalle braccia della signora, la prese per mano e la condusse verso l'uscio con gran dolcezza. E «non ti scaccio, no--le disse--ma va, e vedrai che ti vogliamo bene...» Da quella soglia, la poveretta, con uno sguardo lungo insaziabile, si fissò nella madre di Giuliano; poi si fece forza e partì, confusa e meravigliata d'aver tanto osato.
«Povera Bianca!--sclamò don Marco--dunque se ho capito bene...? «Sì,--interruppe la signora--venni a chiederla sposa pel mio figliuolo, e la trovo promessa....!» «Promessa, s'intende a sua insaputa; e siamo in terra di cristiani! «E dire che Giuliano l'amava da anni! Benedetto figliuolo, se me ne avesse parlato! «Ed io--disse il prete con voce impressa di rimorso,--io che m'era accorto di quest'amore, sin da quando egli veniva a scuola da me! la colpa è mia che avrei dovuto mettermi di mezzo, e prima ch'egli
andasse a Torino, chiedergli che avesse in mente di fare...! Forse non avremmo adesso quest'Alemanno tra' piedi.... «Ma don Marco, don Marco; Giuliano come farò a quetarlo...?
«Bisogna fare che di questo soldato non sappia nulla; pensiamo che questi stranieri sono strapotenti; che qui non si vede nulla più bello di loro: e un cenno, un'occhiata, un sospiro bastano a farci incatenare e condurre come malfattori sin chi sa dove...! A queste parole la signora Maddalena, quasi dimenticandosi di quel primo dolore; s'empiè di paura, per la nuova sorta di pericoli a cui
Giuliano si poteva esporre. «E allora--proruppe--io non veggo altro rimedio che nel farlo ripartire per Torino! Venga, venga con me, m'aiuterà a persuaderlo; gli diremo che prima di tutto il padre di Bianca vuole che egli sia
medico, e che del matrimonio se ne parlerà poi...; per l'amor di Dio venga, perchè io sento che mi pende sul capo una grande sciagura!
«Non per rifiutarmi no;--rispose don Marco--ma se io venissi a D...., non gli potrebbe nascere qualche sospetto? Egli è figlio rispettoso; lo potrà indurre la parola della madre, più che cento d'amici.... E parta prima che gli venga in mente di tornare qui....; gli prometta tutto quello che può giovare a persuaderlo: meglio un inganno pietoso,
che un guaio inevitabile.... Poi vi è di buono che questa fanciulla pare deliberata a soffrire ogni cosa piuttosto che sposarsi ad un altro... Io farò di saper meglio questa faccenda dell'Alemanno;.... e alla fine delle fini, vuole che le ne dica una....? I Francesi sono a due passi da qui; la guerra non è cosa da cristiani, ma alle volte rimedia a tante brutte cose! Chi sa? Calando di qua dai monti i
Francesi troncheranno questa e molte altre storie, scacciando dalle Langhe questi Alemanni, che già v'hanno spadroneggiato di troppo...!»
Parve alla signora Maddalena, che don Marco parlasse d'oro, e da quei discorsi pigliava consiglio e forza e sino a un certo segno consolazione. Bianca intanto, tornata sull'altana, questa volta non conobbe più freno, e si gettò a' piedi di damigella Maria; la quale fuori di sè
per quei portamenti, ondeggiava tra l'usare la collera e la dolcezza. Ma a questa volta la fanciulla le si aperse; le si confidò d'un Alemanno che la guardava da parecchio tempo; che sempre a passeggio e nell'andare a messa se lo vedeva innanzi: e disse che la persona cui suo padre aveva parlato quel mattino in tanto segreto, era appunto
colui e che di certo gliela aveva promessa. «Ma io non lo voglio!» continuava, e narrò dell'amor suo per Giuliano; chiese perdono di non le aver detto mai nulla; parlò della signora Maddalena venuta a domandarla per suo figlio, e ridisse che voleva bene a lui, e che sarebbe morta piuttosto che sposare un altro. La cieca piangeva con
quei suoi occhi spenti, lagrime di tenerezza e di paura; nella sua mente vide chiaro che i tempi delle lotte domestiche erano giunti; il suo cuore sentì da madre; e si mise dalla parte di Bianca. Tutte queste cose accadevano in meno di due ore dalla venuta della signora Maddalena in C..., e l'orologio della chiesa parrocchiale batteva le diciasette, quando essa usciva di casa a don Marco, accompagnata da lui per tornare a D....
I due camminando per una viuzza fuori mano giunsero al ponte, e passando vicino alla cappelletta, dove un par d'ore prima ruzzavano i monelli, videro gente trarvi a folla, e vollero guardare che fosse. Vi giaceva un soldato alemanno, morto e sanguinoso, stato calpestato dai
cavalli nel campo. I commilitoni l'avevano portato sugli schioppi, ma là, poveretto, era spirato. La donna infelice e don Marco si allontanarono, questi recitando una preghiera tra sè, quella pensando alla madre lontana di quel morto, la quale in quell'ora non aveva alcun sospetto di tanta sventura. E la prese una profonda malinconia, all'idea della fossa, in cui i soldati avrebbero sepolto quel misero; fossa che si sarebbe chiusa come quella d'un bruto. Allora le si diffuse in faccia un'aria di rassegnazione più durevole e pietosa, e volgendosi al prete gli disse:
«Don Marco, è vero; vi sono al mondo madri più sventurate di me! «Eh! signora--rispose il prete--la terra se la dividono in due, la sventura e la ingiustizia...; e in tanti secoli che Gesù è morto, le sue promesse sono di là da compirsi!» La signora lo guardò maravigliata, ma tocca da quelle parole; e tirarono innanzi senza dir altro, sino alla casuccia, dove Anselmo col
calesse cominciava a spazientarsi, e scerpando manate d'erba, ne dava a mangiare al cavallo. I due s'accomiatarono ridicendo cogli occhi tutto quello che s'erano detto a voce; poi essa si mise dentro il
legno, Anselmo si chinò per baciare la mano al prete, che non volle lasciarlo fare: ma come il cavallo partì, diede di volta pensoso, e passo passo lasciandosi menar dalle gambe, se ne tornò a casa. Egli era, povero vecchio, il decano dei preti di C..., portava alla
meglio i suoi settant'anni, e viveva solo. Da lunga pezza aveva visto addensarsi la bufera, che in quei giorni rumoreggiava terribile dalla Francia; e alcuni che erano stati da lui a scuola, ora che si udivano i fatti, rammentavano certe sue parole, dette molti anni prima, come
profezie avverate. Scoppiata la rivoluzione egli ne aveva avuto un senso, diverso da quello fatto al clero, e per esempio a don Apollinare: perchè egli la capiva nelle sue cause; perchè egli aveva un cuore così grande, che nato re si sarebbe fatto mendico; perchè pensava che il medio evo fosse stato un troppo lungo oltraggio alla
dottrina di Gesù, ed ancora non gli pareva finito. Perciò il grido di quella rivoluzione gli era giunto come una voce nota; e gli aveva fatto chinare la fronte, quasi somigliasse in qualche guisa ai tuoni del Sinai. A Parigi sarebbe stato coi Girondini sino alla morte; ma amava Danton, in cui per quel poco che n'udiva così da lungi, ravvisava qualcosa di San Paolo; in Vandea avrebbe dato il cuore a
Bonchamps, la mano a Marceau; nel suo borgo oscuro, era un povero prete, poco capito, che viveva insegnando la buona latinità. Dal quale ufficio, e da un poderetto che aveva sui colli vicini, e formava il suo patrimonio ecclesiastico, gli veniva quel po' di bene che faceva a metà coi poveri, che di quei tempi battevano numerosi alle porte.
Molto aveva speso in libri e molto gli aveva studiati; e così vissuto in certa maniera coi morti, s'era mescolato poco a quel volgo di ricchi sfaccendati e di preti ignoranti, de' quali la borgata allora era ingombra. Questi ultimi sebbene mostrassero d'onorarlo, lo scansavano volentieri; ed egli esperto di sè e del mondo, non se ne aveva a male. Del sacerdozio pensava un po' alla sua maniera, forse da
cristiano primitivo; perchè si narrava che un giovane volendo farsi prete, ed essendo andato a lui per consiglio, egli gli avesse detto: «Tirate innanzi un altro tantino colla vita, poniamo fino ai cinquanta: e se a quell'età vi tocchi qualche gran dolore, se Dio vi chiami colla voce severa della sventura; datevi a consolare le afflizioni altrui, parlando del cielo, e pregando con tutti. Sarete un buon sacerdote, di questo v'accerto io: ma a vent'anni farsi prete,
come altri si fa medico, soldato, o che so io... no... no... non istà. «Ma e lei?--si dice che interrogasse l'altro stupito. E don Marco: «Io? Eh! io sono un uomo che in settant'anni ho imparato molte cose!»
Man mano che invecchiava la sua vita si faceva più raccolta ed operosa, come di chi si apparecchia il viatico per mettersi in cammino; la sua casa s'andava spogliando, ed era ormai quasi vuota. Dormiva su d'un letticciuolo di paglia, perchè aveva dato il proprio letto a due poveri sposi; s'ammaniva da sè il cibo, mangiando da
tenersi ritto; e nei detti, negli atti, in tutto, mostrava d'attendere la morte come l'ora dell'adempimento d'un dovere verso gli uomini, e d'un diritto fatto valere verso l'infinito.
CAPITOLO IV. Mentre che la signora Maddalena partiva da C..., tutt'altra d'animo da quella che v'era venuta, le cose tra Giuliano e don Apollinare si facevano a D... molto oscure. Questi, certo della diligenza di Marta a mandare da lui il giovane, l'aveva atteso invano parecchie ore; dopo la colazione lo aspettava ancora; e per fare un viaggio e due servizi,
rannicchiato nel suo seggiolone, diceva l'uffizio. Era già innanzi un bel tratto a recitar salmi, e di tanto in tanto, mentre rovesciando il breviario sul ginocchio, fiutava un po' di tabacco, pensava che se quel renitente fosse capitato, sarebbe stato un bel gusto tenerlo ritto lì fuori dello studiolo, e non farlo entrare almeno per una mezz'ora. «Caspita!--esclamava--questo gusto non se l'ha pigliato
Gregorio settimo coll'imperatore Arrigo?» Rammentava d'aver letto quella storia, e d'averne udito predicare, nei verdi anni del Seminario, come della più bella pagina della chiesa: e alla maniera che una lucciola può guardare una fornace ardente, e credere di somigliarle; egli si compiaceva alcuni istanti nella immagine del
fiero papa. Poi ripigliava la lettura dei salmi, biasciando a verso a verso; e all'ultimo amen si levò in piedi stizzito, e proruppe: «Adesso vado io!»
Si mise in capo il cappello con piglio risoluto, e nell'andare passò pel salotto, ove stava seduto a dire anch'egli le ore, un Minor Osservante del convento di C..., il quale, fatto il quaresimale in D..., aspettava la domenica _in Albis_, per dare la benedizione papale, e tornarsene poi al proprio convento. «Dove va, signor pievano?--chiese costui, vedendo don Apollinare
pigliar l'uscio difilato. «Posso dire _in partibus infidelium_!--rispose il pievano.» Il frate scoppiò in una risata così piena, che s'appiccò fino a Placidia occupata in cucina; Placidia che non rideva di voglia manco tre volte l'anno. Passin passino don Apollinare discese di castello; e sebbene quanti
s'imbattevano in lui, s'affrettassero come l'altre volte, a sberrettarsi, a baciargli la mano che egli sapeva porgere con garbo da vescovo, gli pareva che la gente sapesse la poca obbedienza mostratagli da Giuliano, e perciò gli fosse meno rispettosa. E procedeva levando il bastone vivacemente, e poi misurandone il moto
all'andatura, lo vibrava innanzi, lo appuntava a terra; schiacciando i noccioli di ciliegia dell'anno passato, o scansando i ciottoli della via. Giunto al piano, passò il ponte, ed entrò nel vico oltre il torrente. I borghigiani facevano le meraviglie, vedendolo andare diritto verso la casa della signora Maddalena, dove non era tornato da
anni; le donne bisbigliavano con aria di mistero, e stavano lì per dirgli come la signora non vi fosse, ma nessuno l'osava. Quando fu sul piazzale, egli si fermò un tantino e tossì; volendo che
quei di casa lo udissero e s'affollassero a fargli accoglienza. Ma la signora era fuori; Giuliano toltosi di là dove Marta l'aveva lasciato a sedere, se n'era andato nel più remoto angolo del giardino; e là passeggiava, soffermandosi a tastare le boccioline or di questa or di quella pianta, come se avessero qualche legame co' suoi pensieri
d'amore. In casa non v'era che la fantesca; la quale non appena ebbe visto il pievano corse ad incontrarlo, tutta batticuore, inchini, e ringraziamenti interni alla Madonna, che anco questa volta l'aveva aiutata. La buona donna, se ci rammenta, s'era tirata in casa pregando il cielo che don Apollinare non venisse, o almeno indugiasse tanto da
non trovarsi con Giuliano in quell'ora cattiva; e siccome questi non era più là ad aspettarlo, così essa credeva che il cielo se ne fosse proprio immischiato. «Men furia e più memoria!--disse il pievano vedendola affrettarsi alla sua volta.
«O signoria, so che cosa vuol dirmi; ma stamattina sono tornata che la signora era in sul partire; darle colazione, aiutarla a vestirsi, correre su e giù..., sa pure che io qui sono Marta, ma faccio anche da Maddalena; e come diceva..., la sua ambasciata, il signorino... non l'ho ancora veduto...»--E subito aggiunse colla mente: «dacchè l'ho lasciato qui.
«E per dove è partita la signora! «Ma..., se per in giù o per in su... non mi ha detto nulla... Già sarà per affari; morto il padrone buonanima tutti hanno approfittato per usurpare,...» Qui si picchiava mentalmente il petto, per le due bugie sgusciatele in un lampo; e pensando che se il pievano stava là un quarto d'ora, altro che purgatorio! faceva il conto agli anni di pena che s'era procacciata, contandone sette per ognuna di quelle bugie. Il prete che non soleva farsi uccellare, mise in disparte quel discorso, e fissandola bene tra ciglio e ciglio, le disse:
«Dunque il signorino si può vederlo? «Ah! questo sì...--rispose essa rimescolata--cioè, posso guardare, era qui..., sarà là... sarà...»
Sarà di qua sarà di là, avrebbe dato i suoi salari di cinquant'anni, se in quel momento le campane del castello avessero suonato qualcosa, anco se occorreva una agonia, pur di vedere il pievano tornarsi addietro: invocò un'altra volta il cielo, ma il cielo l'abbandonò; e don Apollinare segnando col bastone in fondo all'orto, mostrò d'aver
scoperto Giuliano, che si vedeva traverso il fitto degli alberi, non ancora fronzuti. Senza dire alla vecchia nè ai nè bai, s'avviò da quella parte, punto da una smania che gli correva dal cuore sino al sommo dell'unghie; ma da uomo avvisato si seppe rattenere, e pigliare in viso un poco di calma.
Giuliano gli dava le spalle; ma udendo le pedate, si volse e vide lui, e Marta dopo che trinciava segni, faceva l'occhio supplichevole, e coll'indice teso su dal mento in sulla bocca, pareva volergli dire mille cose, e che fosse prudente. Salutando cortese per amor di lei, e per l'onor della casa, egli si fece incontro al pievano; questi rispose con un cenno, e subito uscendo nelle piacevolezze, disse alla
fantesca: «State allegra, Marta, che con questa sorta di ortolani avrete la più bella ortaglia del mondo!»--E rise in cadenza, soggiungendo a Giuliano:--Ebbene, torinese? Come si stà al paese del Re?
«Bene--rispose il giovane;--ma non quanto tra questi nostri monti; che qui almeno tutta questa primavera ci pare cosa nostra, e c'entra nel sangue bevuta a sorsi... «Gioventù foco e fiamme!--sclamò don Apollinare: e Giuliano giocondamente a lui: «Le spegneremo con due bicchieri di moscatello...» Quasi non ebbe il tempo di proferire queste parole, che Marta, beata
di vedere i propri timori risolversi in un brindisi, non attese d'essere comandata, ma andò da sè per la bottiglia, lesta che il pievano manco se ne avvide. «Lasciate stare il moscatello dov'è;--disse egli a Giuliano, annuvolando improvvisamente;--lo beveremo se io partirò di qua amico...
«Amico?--sclamò il giovane--ma di casa nostra non so che uno sia mai partito scontento! «Sarà... ma io in casa vostra ci vengo, non per avere cortesie, ci vengo per rimproverarvi di non avere obbedito! Voi non avete ancor fatta la pasqua? «La pasqua? Oh io la faccio quando mi pare; anzi l'ho fatta con mia madre, e vorrei essere lasciato in pace con essa, sempre...!
«Proprio come un debitore che dicesse al creditore: non darmi noia! Bravo! «Via, signor pievano, non vada in collera! In faccia a questa bella natura che si risveglia, in questi giorni di vera risurrezione, facciamo come gli uccelli; li sente? Cantano d'amore e d'accordo che è un desio. E in quest'inno che si diffonde dalla terra al cielo, non ci
capisce nulla, lei? Questo per me è una pasqua! e non mi par vero, che noi così piccini, eppure fatti a godere di sì grandi cose, ci abbiamo
a guastare tra noi... «Come sarebbe a dire?--interruppe il pievano.--E chi siete voi che osate parlarmi a cotesto modo? «Io? Non sarei mai venuto a dirglielo; ma poichè lo vuole, sappia che io oso molto di più! Oso persino alzare la voce e la mente al cielo, dove mia madre m'insegnò da bambino a cercare quel padre che non s'addonta di udirci parlare amorosi tra noi; che capisce il suo, il
mio, tutti i linguaggi; quel Dio che io amo, e che ella vorrebbe che io temessi...
«Orgoglioso!--gridò il pievano, cui tremolavano le guancie, e il viso si faceva rosso:--orgoglioso ubriaco di letture infami! Li voglio! andiamo, venite a darmi tutti i vostri libri!» «I libri? E perchè non mi chiede addirittura i pensieri, il cuore, l'anima mia?
«Ah giovane traviato! Uno come voi non ce l'ho mai avuto nella mia pieve; non ce l'hanno in tutti i parrochi delle Langhe! E non so che gran peccato io abbia commesso, per meritare il castigo di una pecora così marcia in mezzo al mio branco. Me ne duole per voi; ma verrà il vostro giorno, e vorrei che Dio v'aspettasse in buon punto. La morte galoppa, e sarà una bella gloria pel vostro casato, che si porti il
vostro cadavere nel borro selvaggio, cogli scellerati, cogli empi, le cui ossa contaminerebbero quelle dei fedeli defunti...!» Questo borro selvaggio era una sorta di baratro, nelle selve di quelle
parti, vicino a Montenotte; e di quei tempi si credeva che vi fossero portati di notte, a lume spento, tra nugoli di corvi e fischi di diavoli, coloro che morivano in cattivo odore a Santa Chiesa. Giuliano udendolo menzionare dal pievano non si sdegnò, ma sorrise mestamente e rispose: «A lei duole per me; ma io mi dovrei dolere molto più per lei, che
crede di servire il Signore spaventando i semplici con codeste novelle! Ma che vuole che faccia a me il borro selvaggio? Più in questa che in quella terra la pace del sepolcro sarà tutt'una per me..., in fondo al mare, come in una chiesa, sotto una zolla di questo
orto, come sotto una piramide dell'Egitto... «Ma che vi ha fatto la Chiesa? Che vi ho fatto io..., vostro pastore? «La Chiesa? Oh! quando io era fanciullo, e vi veniva la sera..., e udiva là dentro quelle voci di donne, di vecchi, di giovanetti, cantare le litanie, mentre l'oscurità discendeva, e avvolgeva gli
altari e noi, e tutto nelle tenebre; io pigliava colle mie le mani di mia madre, e stringendomi ad essa mi pareva d'andare portato in un vuoto misterioso e dolcissimo...! E poi quando s'accendevano i ceri, e vedeva lei all'altare incensare in alto, e benedire la moltitudine silenziosa e reverente, provava certe ebbrezze...! E la Chiesa l'amava! E amava anche lei, signor pievano; e nel mio pensiero mi
pareva di veder Dio che lo mirasse di lassù; che le facesse cenni; ed io lo credevo l'uomo più grande, più buono, più santo dell'universo! «Oh...! tornate, Giuliano; torna, figlio mio, con noi... Vedremo Dio...» Così dicendo, fosse commosso o fingesse, il pievano era lì per abbracciare il giovane; senonchè questi ritraendosi: «No--rispondeva con calma--io col gregge, col branco non ci tornerò più, non vedrò più quel Dio...
«E perchè?--proruppe allora don Apollinare, ripigliando il suo posto, severo. «Perchè? Non mica perchè io non creda; non mica perchè io nutra odio per lei no; ma che vuole? ho cavato la lucerna di sotto al moggio; ho un po' letto la storia; ho pensato al bene che voi preti avreste potuto fare, e al male che avete fatto; ho capito che voi foste sempre dalla parte dei più forti, ed io amo i deboli...; e voi preti,
soldati, principi, tutti, mi parete una mano di congiurati, che avete a capo un Dio di vostra testa, un Dio che ha figli reietti e figli beniamini; e vi godete in suo nome il mondo, beni e persone! «Sciocco! sciocco! sciocco! E se non fossimo noi, i vostri coloni, che
s'assaettano mattina e sera a lavorare i vostri campi, e stentano il boccone; v'accopperebbero un bel giorno, e vi lascerebbero a mangiare ai lupi sull'aia, dove non avete sudato, eppure andate a dividere il
grano...! «Signor pievano, manco se ella mi avesse tirato uno schiaffo, io non le avrei fatto l'oltraggio che ella si fa da sè con le sue parole. Bella gloria per la Chiesa l'essere tenuta in codesto conto da' suoi
stessi preti! Ah! la parabola dell'Epulone pare che Gesù l'abbia detta ieri...; ma se tutti i sacerdoti la pensano come lei, lo parrà ancora di qui a migliaia d'anni...!» «Ma Epulone è all'inferno, ed Eleazaro nel seno d'Abramo! Ed è più facile ad un camello passare per la cruna d'un ago, che ad un ricco entrare nel regno dei cieli...! Questa consolazione, ai poveri, l'ha
lasciata Iddio... «Ebbene!--disse Giuliano--allora le ripeto che io non vo' sapere di questo Dio. Smettiamo di parlare di lui!
«Ed egli vi punirà colla morte del corpo e con quella dell'anima...! «No..., egli quando gli pare, ci coglie sulla via di Damasco, e di Saulo fa San Paolo! Ma via, ha più nulla a chiedere da me? «Che veniate a fare la pasqua; chè questo scandalo nella mia pieve non lo voglio soffrire!
«Ripeto che la Pasqua la faccio con mia madre: e salendo talvolta su qualcuno di questi monti, mentre nasce il sole o quando va sotto. In quelle ore piene di voci misteriose, io m'inginocchio volentieri, e
guardo, e ascolto... Allora Dio mi si fa sentire più vicino..., e rifaccio la pasqua alla mia maniera con lui....
«Ah! ah!--sclamò il prete, e si vedeva chiara la collera che gli fiottava dentro:--penso che voi vorreste salirne uno dei monti, ma uno tanto alto, da poter vedere la Francia e Parigi, e le carnificine, che desiderate di poter fare anche qui!
«Sì--rispose il giovane con sicurezza meravigliosa--la Francia e Parigi....; ma non occorre tanto...! Vede laggiù il Settepani, San Giacomo, tutta quella catena? I varchi sono facili, e dall'altro
versante, forse in questo punto, l'esercito della repubblica salisce? «Salisce,.. salisce, un corno!--urlò il pievano, terribile in vista non si capiva bene se per minaccia che gli paresse d'aver ricevuta, o che volesse fare:--matto voi e chi vi somiglia! Già! Li vedete? Aspettano i Francesi per farci scannare! Aspettate pure, che noi pregheremo tanto, e tanto faremo pregare in chiesa, che il Dio degli
eserciti manderà su quei monti legioni d'Arcangeli a nostra difesa. Oggi bandirò un triduo in onore di San Giorgio, di San Martino, di tutti i Santi che hanno portate armi; vi nominerò dall'altare, vi farò conoscere a tutto il borgo..., ma pregherò il Signore che v'illumini, mi vendicherò di voi colla carità.
«Della carità mandi a farne laggiù a quella svolta, oltre quei vigneti. Là, una povera donna muore di stento con quattro fanciulli che le piangono intorno.... Là, lei ed io potremo fare insieme la
carità che m'ha insegnato mio padre.... «Vostro padre era un.... «Zitto!--gridò il giovane con tanta maestà della persona e nel viso, che più non potè darne Michelangelo al suo Davide--zitto, e se ne vada
subito! Quà ella non può più stare da uomo; da prete, nessuno ha bisogno di lei; vada e non si volga addietro!» Nelle parole e nell'atto di Giuliano v'era da cacciare ben altri che
il prete, il quale non se lo fece ridire e partì. Ma si sentiva l'animo rintuzzato, far dentro come focoso cavallo, che raccolto col freno e tormentato collo sprone, gonfia le nari, s'impenna, sbuffa, tesse colle gambe su poco suolo rabbioso e soffre; ma si farà vedere quando gli verrà dato lanciarsi di carriera.
Passando vicino la Marta, a quale tornata che quella sorta d'alterco era sul forte, stava poco discosta, coll'impaccio d'una bottiglia e di due bicchieri in mano; non badò al profondissimo inchino, che la poveretta fece per rabbonirlo, o per mostrargli che essa non ci poteva nulla. Ma come avesse voluto lasciarle un'altra ambasciata, disse tra
denti: «sfacciato! l'avrà a pagare!» E via più che di passo, in pochi istanti disparve oltre l'arco, in fondo al piazzale. «Ahimè!» povera donna,--sclamò Marta--vecchia come la terra d'un castagneto, e chi sa che cosa mi toccherà vedere! «E che volete vi tocchi?--Le chiese il giovane che s'era avvicinato, soave nella voce, e mettendole sopra la spalla una mano.
«Certe parole--rispose essa scotendosi quella mano di dosso--bisogna proprio averle imparate dal diavolo! Lasciavano il segno nell'aria come le saette! «Oh santa semplicità!--esclamò egli sorridendo mestamente;--Una volta, che in una città di questo mondo, i preti stavano abbrucciando un
uomo, che loro non piaceva guari; una vecchierella come siete voi, recava legna da aggiungere al fuoco, per aiutarli, e dare gloria a Dio con essi!»
«E una volta--rimbeccò Marta provocata da quel raccontino:--una volta che saranno sessant'anni, ed io me ne ricordo; lo speziale qui di D..., per aver detto a un prete molto, ma molto meno di quello che voi diceste al signor pievano; fu condannato a starsi ginocchioni in mezzo alla chiesa, con due birri uno per lato, e con un grosso cero acceso
tra le mani, legate, la domenica dell'ulivo, tutto il tempo della messa grande. Sì, sì, ridete; ma non rise la sua povera moglie morta di vergogna; non rise lui, che stato in carcere parecchio tempo, uscì spiantato bottega e figli: perchè gli era cascata addosso la
maledizione di Dio. E siccome questa maledizione cascherà anche sopra questa casa..., così io ho deciso di andarmene. Sono vecchia, ma se non troverò un tozzo di pane lavorando, l'accatterò di porta in porta; pur di salvar l'anima non mi fa di morire, se occorre, anco in mezzo la via...!» Qui Marta imbambolava: e Giuliano che s'era sentito cader l'animo, al
racconto di quella moglie morta miseramente; subito gli si affacciò il pensiero, che così triste ventura, avrebbe potuto cogliere la sua povera madre; nè potè por mente all'ultime parole della vecchia.
Accennandole di moversi, le tenne dietro silenzioso fino al sedile di pietra fuori l'atrio; e là sedette un'altra volta, chè in casa non aveva cuore d'entrarvi. Marta invece si mise dentro, e si diede attorno ad ammanire il desinare, l'ultimo che le pareva di cuocere in quella cucina, governata da lei cinquanta e più anni. Faceva per non uscire di là col rimorso di avere trasandata una faccenda anche piccina; che se no avrebbe mandato all'aria piatti e tegami: e di qual
animo fosse si può pensare. Rimasto solo, egli tornò a meditare; e parlava a bassa voce tra sè, come coloro che sono travagliati da forte passione. «Sicuro!--diceva--a conti fatti il meglio è che io parta. E me ne duole, perchè questo signor pievano crederà d'avermi impaurito. Ma se io rimango? E se gli
si fosse annestato il capriccio di farmi un qualche gioco? Mia madre ne morrebbe, come la moglie di quello speziale! Eppoi...., non potrebbe andarne rotto il mio matrimonio? Si fa presto a mettere uno in conto d'eretico al signor Fedele; ed egli che quasi si picca d'essere una
colonna della Chiesa, la sua figliuola non me la darebbe più, di certo! Sì, sì.... sto a vedere quel che mia madre porta da C..., do una corsa fin lassù, dirò a Bianca.... che cosa ci diremo con Bianca? Non ci siamo parlati mai! Come era bella ieri, mentre andava in chiesa! E mi
ha veduto, e a me parve mi raggiasse in viso il sole! E il giovedì santo! Mi feci vedere troppo improvviso.... dalla confusione inciampò nel lembo della veste, e damigella Maria se n'accorse, perchè le agguantò la mano, e le parlò....: forse le chiese che avesse..., chi sa che abbia risposto? Io..., io se fossi stato in lei, avrei risposto: «ho veduto un giovane che gli voglio bene, e che ne vuole a me tanto...
tanto....» La signora Maddalena spuntò dall'arco in quell'istante camminando a piedi; e gli ruppe il filo di quei dolci pensieri. Egli balzando ritto, le corse incontro, e coll'anima tutta negli occhi, le disse:
«dunque?» «Andiamo in casa:--rispose essa colta a quel modo; e per non farsi leggere in viso, passò rapidamente innanzi a lui, che cansando Marta venuta oltre, forse per spiatellare lì ogni cosa alla padrona, seguì sua madre su per le scale. Se di queste ve ne fossero state venti da salire sino al tetto, la
signora Maddalena le avrebbe fatte tutte, per pigliare quell'altro poco di tempo; tanto le pareva d'essere sprovveduta di fermezza e di parole acconcie al fatto del figliuolo; sebbene v'avesse studiato
sopra tutta la via. Ma più su del secondo piano non si poteva ascendere; ond'essa fattasi animo, si fermò, si volse a lui che le stava ai panni coll'agonia di udirla, e senza dargli tempo di tornarle
a dire quell'«ebbene?» spasimato, rispose: «L'ho veduta.... «E le hanno detto di sì? «Sì...., ma sai pure..., sono certe cose..., basta! se tu ti condurrai bene... «Oh! per me..., mi dicano quel che debbo fare.... Vede? solo a pensare che le hanno detto di sì, e che quella dell'Alemanno era una favola. «Che sapevi tu d'un Alemanno...?--sclamò senza volerlo la signora,
facendosi in viso come un panno lavato.» Giuliano la guardò fisso, e le colse negli occhi la verità. «Ah! dunque era vero?--proruppe--per carità, mamma, parli..., mi dica tutto, non tema di nulla, parli..., o monto a cavallo, vado da me a vedere, e stassera mi perdo...!
«Perdiamoci insieme una volta!--disse la signora, smarrito per un istante il disegno fatto C... con don Marco, ma subito ripigliandosi:--che cosa t'ho detto? che Alemanno mi vai maledicendo? Ebbene? E se uno chiede una zitella in isposa, gli è forse come l'avesse sposata? «Sì... perchè ella non sarebbe così sbigottita!--E abbandonandosi su
d'una scranna, colla fronte tra le mani, i capegli scomposti;--oh stolto, proseguiva Giuliano, stolto che io fui a tardare tanto! l'ho meritato...! l'ho meritato...! dunque hanno fatto gli sponsali! Non v'è più speranza? E Bianca ha potuto dimenticarmi? «Giuliano--disse la signora--forse il meglio è che tu sappia la verità
tutta intera. Io avrei voluto non dirtela; ma sii uomo, perchè tu non faresti che mettere il tuo ed il mio nome sulle labbra ai maligni della vallata...
«E vengano, parlino i maligni! son qua!--gridò egli levandosi in piedi: ma essa ingegnandosi di quetarlo colle mani, coll'atto del viso, colla voce:
«Sì, lo so--proseguiva--noi non li temiamo; ma pazienza se vi fosse da disperarsi! Allora direi vada all'aria ogni cosa! Invece, se tu avrai giudizio qualche anima del purgatorio pregherà per noi; e Bianca, vedrai, non acconsentirà a sposarsi a quello straniero; me l'ha promesso. «Proprio l'ha promesso a lei?--disse il giovane di subito sentendo rinascere la speranza:--o Bianca, tu l'hai promesso, tu mi fai questa
grazia, e già dubitava di te!»--E rimase colle mani giunte, come se la fanciulla fosse stata davvero dinanzi a lui. Allora la signora, pigliando consiglio dallo stato del figliuolo; gli raccontò ogni cosa seguitale a C...., e più animandosi a misura che lo vedeva rischiararsi:--ecco, diceva, così ti voglio, pieno di speranza
e di fede. L'Alemanno poi e il signor Fedele facciano pure: Bianca è sicura di sè; Don Marco è dalla parte nostra; i Francesi son lì alle porte....
«Domani, fossero qui domani!--sclamò Giuliano! afferrando l'idea che sua madre non aveva esposta intera:--venissero domani, e avessi cento vite, tutte le porrei a combattere con essi, contro queste orde di
schiavi! «Combattere?--disse la signora rimescolata e pentita d'aver toccata quella corda; e facendosi severissima in faccia,--tu, sin che io sarò viva, questa parola non la proferirai più...! Sii buono, dà retta a chi ti vuol bene; prima di tutto fa di essere medico, e parti per Torino... «Oh...!--rispose Giuliano, spirando da tutta la persona l'aria d'un guerriero pigliato dallo sconforto;--gli è che noi, allevati come siamo..., si riesce una razza d'imbelli..., e a partire ci aveva
pensato da me. Partirò sì, ma prima voglio andare a C... «Tu guasteresti ogni cosa! Finiresti di rovinare Bianca, e mostreresti di non obbedire una madre che tu vedi e sai quel che farebbe per te... «Ma che male c'è a vederla ancora una volta, a dire addio a don Marco... «No..., tu partirai. «Ebbene!--disse il giovane chinando il capo--domani all'alba partirò.
«Oh! non ti si scaccia mica!--sclamò la signora, che pur di saperlo disposto a non tornare a C..., l'avrebbe rattenuto, anzichè fargli fretta a partire. Ma egli non si lasciò smuovere, e ripetè severo: «No... no mamma, l'aveva bell'e deciso, parto domani.» Appunto in quel momento, Marta d'in fondo alla scala, mandava su quel
noioso annunzio del desinare, già troppo ritardato, e messo in tavola a raffreddarsi. Essi discesero, sedettero a mangiucchiare colla malavoglia della sera innanzi; ma alla fantesca pareva non finissero mai, dalla tanta smania di rimanere sola colla signora, per dirle del gran parlamento fatto dal giovane col pievano; e del suo proposito di
lasciar quella casa. Così i minuti le si facevano ore, ma alfine Giuliano si levò da mensa ed uscì. Allora essa raccolse quanto fiato potè, e si fece oltre verso la signora per cominciare; senonchè questa si tolse da sedere, e parlando prima di lei:
«Animo--le disse--prepariamogli un po' di roba... «Come?--sclamò la vecchia--che se ne va? che il Signore gli ha toccato il cuore? «Che Signore... che cuore... che cosa mi dite?--chiese la signora,
guardando Marta, e maravigliando di quell'esclamazione, e della sorta d'allegrezza che l'aveva accompagnata.» La vecchia ondeggiò un istante; e in quell'istante capì, quanto le sarebbe poi riuscito amaro lasciare quella casa che si poteva dir sua;
quella padrona che l'aveva tenuta più da amica che da serva; per buttarsi su d'una via, in cerca di pane e di ricovero. Se Giuliano partiva, che vi poteva essere di meglio per lei? Avrebbe potuto rimanere tranquilla al proprio posto, chè il pericolo d'offendere Dio servendo un peccatore era bell'e cessato. E quanto a sè abbandonò del tutto il suo disegno; ma quanto al pievano, quel che gli era seguito col signorino, non le riuscì tenerlo sullo stomaco, manco un minuto.
Vinta dalla propria natura, e dallo sguardo della padrona, cominciò dall'ambasciata avuta in castello al mattino; e le narrò ogni cosa, sino al modo in cui don Apollinare se n'era andato imbestialito mezz'ora prima. Le eresie buttate dal giovane, e la minaccia del prete di fargliela costar saporita, diedero alla signora il tuffo; e le venne addosso una smania, che le pareva di non poter durare sino all'alba dell'indomani. E se non fosse stata la tema di vederlo intestarsi a rimanere, avrebbe pregato Giuliano a montare a cavallo, e a partire subito segnato e benedetto. Ma si quetò un poco pensando, che alla fine delle fini, per acchiapparlo bisognavano birri, e che a
D...., come Dio voleva, di quella roba non ve n'era. Chi sa? forse il pievano aveva minacciato così per minacciare; o alla peggio non avrebbe spacciato uno di carriera per avere da C.... o da altri luoghi man forte. Di là all'indomani non c'era molto, e in ogni caso Giuliano si sentiva in gambe per scampare di forza. Non potendo divorare le ore, affrettò quella faccenda del fardello; e pur confusa com'era, aiutata da Marta, adoperava ogni diligenza perchè nulla avesse a
mancare. Brache di nanchino per la state che s'avanzava; camicie di tela casereccia con belle gale agli sparati; e sottovesti, e giubbe, e calzette di seta, riponevano col garbo concesso dal turbamento, cercata da prima ogni cosa se bisognasse qualche rammendatura.
Così facendo parlavano sottovoce perchè Giuliano non le avesse a sentire; non sapendo che egli era discosto da casa un trar di schioppo, in parte donde poteva scoprire le lontane ruine del castello di C..., alcune cime a lui note, certi sentieri biancheggianti nelle montagne, e fino una rupe su d'una vetta selvaggia e foresta, dove don Marco soleva accompagnare lui e gli altri suoi scolari a diporto. Messosi a giacere sull'erba, coll'occhio or su l'una or sull'altra di
quelle viste, immaginava che Bianca stesse sull'altana di casa sua a pensare a lui; pianse d'affetto; e provò non sapeva che pietà per quel soldato, che nella sua fantasia gli pareva di vedere umiliato dai rifiuti della fanciulla. Stette così adagiato, finchè s'avvide del sole che andava sotto, e allora tornò verso casa. Il sentiero correva
fra due siepi di biancospino e di rose silvestri che facevano allora le boccioline; ed egli veniva giù, ascoltando una voce di suono dolcissimo, la quale cantava alle rondinelle una soave canzone. L'affetto del canto, temperava la rozzezza delle parole; e le rondini,
tornate di quei giorni, radendo a volo i prati, levandosi in alto alcune braccia, stando a brillare un istante, e ripiombando fulminee, parevano far segni di rispondenza amorosa alla cantatrice. Giuliano diede un'occhiata per di sopra al siepe, e vide che la cantatrice era Tecla, una figlia sedicenne di Rocco, il suo colono. Essa stava seduta all'un dei capi d'una lunga tela greggia, distesa là sull'erba, perchè tra per l'acqua che vi si buttava sopra, e pel sole divenisse bianca. E se ne raccoglieva sulle ginocchia, tirando e
addoppiando di quella, quanto erano lunghe le sue braccia nude fino al gomito; e la tela s'accorciava man mano, strisciando sull'erba; e per il fruscìo la giovinetta non avendo inteso la pedata di Giuliano, proseguiva a cantare. A un tratto si accorse di lui che s'era fermato
lì accosto, e tacque arrossendo. Finito di raccogliere la tela, si levò in piedi rimescolata, e tenendosela in fascio contro il seno, stette vergognosa di vedersi guardata come non s'era mai vista da niuno.
«Perchè non canti più?--le chiese il giovane: ed essa cogli occhi bassi e col cuore agitato, fece atto di partirsi senza dir nulla. «A buona Tecla, tu sei felice!--proseguì Giuliano--oh! se Bianca fosse nata qui, lontana da quella gente... e povera come te. Se tu fossi Bianca! Addio Tecla, va... canta, canta pure, che sei felice.» La fanciulla si tolse di là dimessa e sbigottita. Egli stette a guardarla, poi sclamò: «in verità vorrei essere nato contadino, perchè sento che a falciar erba e a vangare campi sarei felice come sei tu!» Qui subito pensando al colloquio avuto con don Apollinare, soggiunse sdegnoso, e parlando a sè stesso: «e tu!--tu osi dire che questa
povera gente è felice? E sai tu l'anima di questa fanciulla? Tu che ti trattieni a guardarla; e le dai del tu; e solo che ti venisse in capo, potresti farla piangere, mandandola ramminga coi suoi, fuori del tuo
podere?» Così pensando fu in casa. Là Rocco, il padre di Tecla stava pigliando gli ordini della signora, che gli raccomandava di tenersi lesto all'alba, col suo bardotto e colla giumenta del figliuolo. Il quale aggiunto qualcosa di suo, e stato in sala un altro poco; prese licenza e andò a gettarsi sul letto, dove quanto fu lunga la notte non gli venne fatto dormire mezz'ora di seguito, travagliato com'era dai pensieri che ogni poco gli rompevano il sonno.
In sala rimasero la signora e Marta, le quali ad ogni più leggero rumore tremavano, e credevano fossero i birri. Vegliavano per essere pronte a far fuggire il giovane prima dell'ora fissata, dove occorresse; ma quando l'orologio di castello ebbe suonate le sei d'Italia, e per tutto fu quiete altissima, la fantesca disse:
«Signora, se ne vada pure a riposare, che oramai se qualcosa aveva ad accadere non saremmo più qui...» E tanto fece e disse, che la signora, sebbene non volesse per nulla,
dovè andarsi a riposare. Ma prima salì in camera a Giuliano, che appunto dormiva uno di quei corti sonni che ho detto. S'avvicinò cauta, facendo schermo colla mano al lume, che dandogli negli occhi non lo destasse, e lo guardò con amore lungamente. Povera donna! A quel che già sapeva da lui, e a quel che le era stato detto da Marta, circa al fatto del pievano; pensò che della fede in cui l'aveva
allevato, egli nè serbasse punta o poca. Provò al cuore una stretta dolorosa, e stesa la destra lo segnò leggermente dalla fronte al petto, come usava fargli da bambino, appena adagiatolo nella culla prima di coprirlo. Così facendo non osava neanche fiatare dalla tema che destandosi se ne avesse a male; poi in punta di piedi uscì di quella camera, e discese nella sua, dove stette un'altra mezz'ora a
pregare per sè e per lui. Marta vegliava a terreno, menando i ferruzzi a fare la calza, e stava tutta orecchi. Ma per tutta la notte non udì nulla mai, salvo che la gatta, la quale aggomitolata sul seggiolone della signora, faceva le sue perpetue fusa. La vecchia bestia si destava di quando in quando, e
porgeva orecchio anch'essa, non se udisse birri a venire, ma allo sgrigliolio dei ferruzzi di Marta, scambiandolo forse pel rosicchiare d'un sorcio. Vedendo la fantesca, chinava la testa, e subito si rimetteva a ronfare.
Come si fu messo un po' d'albore, e s'udì Rocco parlare colle due bestie arnesando; Marta aperse la finestra della cucina e s'affacciò. O l'aria del mattino le spianasse le rughe, o la lunga veglia avesse potuto nulla sopra di lei, essa era come si fosse levata allora allora da letto. Chiamò la signora Maddalena, e poco dopo Giuliano discendeva anch'egli vestito e stivalato, pronto a partire. Egli si trattenne con
sua madre, a parlar con grande passione; disse, ascoltò, promise tutto quel ch'essa volle; bevve una tazza di latte, mangiò un pane; poi baciata la mano a lei, e strettala a Marta, uscì sul piazzale e fu in sella d'un balzo. Rocco montò un po' meno agile sul bardotto, avendo in groppa il fardello del giovane; e questi innanzi, ed egli dopo,
pigliarono la stradicciuola, che menava a varcare i monti, pei quali le due valli della Bormida sono divise.
Le donne stettero a guardargli dietro, e v'era poco discosto Tecla, venuta quella mattina più sollecita dell'altre volte, a recar latte per la famiglia. Tenutasi in disparte, finchè essi furono partiti, aveva gli occhi lagrimosi, e pareva accorata. Marta fattalesi all'orecchio, le bisbigliò: «che piangi, sciocca? Va altrove, che la padrona ha bisogno di tutt'altro che di vedere le tue lagrime. Va, va, che tuo padre tornerà, e di qui a stassera non c'è molto». Tecla se n'andò, lasciando la vecchia punto dubbiosa di avere
indovinata la cagione del suo pianto; e questa rientrò in casa colla signora. La quale sfatta per quel che aveva patito dal giorno innanzi, sedette come persona inferma; e voltasi alla fantesca le disse:
«Marta; e tutta la paura che ebbimo del pievano? Fummo pur pronti a pensar male.... «Che vuole!--rispose Marta--ieri mattina egli se n'è andato così furioso; il signorino glie ne aveva dette di così grosse! Ho fatto i giudizi temerari.... povera me, chi si salverà farà la gran bella giornata....!»
In verità, sebbene i fatti dessero ragione ai pentimenti di Marta, il pievano s'era partito il dì innanzi da quella casa, proprio col proposito di pigliar vendetta a suo modo del giovane giacobino. Risalendo in castello v'aveva meditato sopra, e non vedeva l'ora d'averlo tra le mani senonchè, rientrando nel presbiterio, s'era
abbattuto in donna Placidia che gli porgeva una lettera, suggellata grossamente con cera di Spagna, e il Minore Osservante che gli si faceva incontro, dicendo in tuon di celia:
«Non ha gli occhi cavati, non il naso tagliato, non gli orecchi mozzi, dunque gli infedeli si sono convertiti....?»
«Ah! padre,--sclamò il pievano, cui il sangue rimescolato dalla procella di poco prima, flottava tuttavia assai forte,--ella parla d'infedeli per celia, ma qui nella mia pieve ho di peggio! Qui vi sono i rinnegati.... «Rinnegati!--urlò il frate battendo insieme le palme:--Che mi dice mai rinnegati? O le mie prediche? Ne parlerò domenica dando la benedizione
papale. «Eh! il rinnegato non ha visto nè lei nè la chiesa! Altro che prediche...! Adesso vado a C.... mi presento al generale Alemanno, gli dico le cose; e quel Giuliano laggiù, cui non fanno paura nè Dio nè Santi, quel Giuliano laggiù che vuol fare scuola di religione e di morale a me..., lo colgo e l'aggiusto io! Placidia, dite a Mattia che ponga la bardella sulla giumenta...»
Parlando alla sorella, si rammentò della lettera che essa gli aveva data; e mentre il Minore Osservante rispondeva alla sfuriata di lui, con un'altra sfuriata, come dicessero i salmi un verso per ciascuno; egli alzò il suggello, aperse il foglio, vi piantò gli occhi sopra, e lesse colla mente: «Molto reverendissimo signor pievano. Vengo con questo piccolo foglio a farle sapere, che questa volta i regicidi, scomunicati, scellerati Francesi, hanno il diavolo dalla loro; perchè i nostri vengono
perdendo, dalla marina verso in qua ogni giorno. Sui monti di Nizza, fu ieri grosso parapiglia, e per quel che so se il Dio di Sabaot non ci aiuta, finirà male. Le dico che non dormo nè dì nè notte, e se mai avessi a fuggire, faccio conto di venire da lei, per scampare da quei
briganti, e con questo mi sottoscrivo. «Sì sì! sottoscrivi e vieni!--sclamò don Apollinare diventato tutt'altr'uomo nella voce, nel gesto, nel viso;--vieni e mi troverai qui colle braccia aperte!.... «Che è? che è?--dissero ad un tempo il frate e donna Placidia, mossi dal turbamento di lui, che aveva parlato ansando come chi patisse d'asma. «C'è che i Francesi ci coglieranno colle calze bracaloni! Legga padre, legga quel che scrive il Rettore di Montefreddo!»
Il frate prese la lettera e lesse ad alta voce; donna Placidia si cacciò la mano nella saccoccia del grembiale, si recò tra le dita i pippori del suo rosario, e per poco non recitò la preghiera che soleva allo scoppiare dei temporali: «Santa Barbara, San Simone, liberatemi dal lampo e dal tuono.» Il pievano poi, mentre l'altro leggeva,
cercato un suo vecchio cannocchiale, pose la mira sulle gole dei monti verso la marina, là dove sapeva di scoprire Montefreddo; terricciuola sulle creste dell'Appennino dalla quale la lettera veniva. Non durò fatica a vederne il campanile biancheggiante nel verde degli abeti, come vela solitaria in golfo lontano; e solo si tolse dall'occhio quell'arnese, quando il frate, letta la lettera una e due volte, gli disse: «Signor pievano, mi pare che sarebbe da uomo prudente aver pazienza, circa a quel giovinotto di cui parlavamo or ora...
«Ben detto! sclamò il pievano--non è tempo da cercarsi nemici. Ma! Eravamo così tranquilli! Si faceva il dover nostro e stavamo come il pesce in mare! Bisognava che i Francesi diventassero pazzi, per darci queste noie...!» Qui entrarono in ragionamenti che a noi non fanno gioco, e finirono mettendo in disparte ogni pensiero di conciar Giuliano alla loro maniera. L'indomani poi quando lo seppero partito, l'uno e l'altro
rallegrandosi assai di quella partenza, la chiamarono fuga, e se ne lodarono molto. In questa guisa Giuliano potè andarsene libero, ma la signora Maddalena e Marta, ignorando le intenzioni avute dal pievano, rimasero
con una sorta di rimorso pei giudizi temerari fatti sopra di lui. CAPITOLO V. Vada Giuliano in buona ventura senza che mi pigli vaghezza di cavalcargli in groppa. Allora non mi potrei tenere dal descrivere i
monti e le valli per cui aveva a passare, e sarebbe troppa tela. Dirò soltanto come quel giorno a notte chiusa, Rocco rivenisse menando a mano la giumenta del giovane, e smontasse alla porta della signora; la quale volle dargli cena con sè, e gli fece raccontare dell'andata, e dei discorsi, che, egli disse, erano stati corti e mesti. Tra via non
avevano avuto altra molestia che di sentirsi, ad ogni tratto, chiedere novelle dei Francesi; e il colono s'era scompagnato dal padrone in sul mezzodì, lasciandolo in Alba all'osteria chiamata un tempo dello Scudo di Francia; donde faceva conto di riporsi in via l'indimani al proprio destino.
Così i nuvoloni addensatisi sul tetto della signora Maddalena, erano dissipati dal vento che soffiava dall'Apennino, portando innanzi al suo furore, altri nuvoloni gravidi di maggior tempesta. E già si sentiva quanto sarebbe stata furiosa nello scoppiare; soltanto a vedere come a C.... corressero giorni di gran travaglio, per la soldatesca, che vi aveva le stanze da parecchi mesi. Il generale Alemanno pareva sulle brage, attendendo di Lombardia aiuti che non capitavano mai; ed in cambio gli giungevano ogni tantino cavalieri in
gran diligenza, i quali venivano dalle montagne verso la marina, per quello che si poteva argomentare, portatori di novelle non liete. A poco a poco, il popolo indovinava le verità tenute nascoste; e già si
sapeva che i Francesi, in sul cominciar dell'aprile, ripigliate le offese, si ricattavano assai bene dei danni patiti l'anno innanzi, per forza dei Piemontesi, i quali gli avevano fugati a Raus, e afflitti di molte morti. Adesso tornavano grossi e minacciosi, e sebbene per quell'anno non fossero ancora venuti a battaglia di campo, tuttavia l'aspetto delle cose era da far presagire che sarebbero usciti
vincitori. In casa al signor Fedele, qualcuno aveva aperto il cuore alle voci di prossimi eventi, e Bianca sentiva una dolce promessa, da quell'aria procellosa che ho detto. Dopo che s'era confidata colla zia dell'amor suo per Giuliano, dicendo che tra l'Alemanno e la morte avrebbe scelta quest'ultima; la povera cieca, consigliatasi con Don Marco, la confortava a persistere nel rifiuto, ma con dolcezza. Il buon prete,
ogni volta che lo poteva, dava ad esse novelle di quelle parti, donde rivenivano soldati piemontesi o alemanni feriti, narrando cose dell'altro mondo; e sgomentando i compagni che vi s'avviavano melanconici, come persone che sapessero d'andare a certa morte. Egli e
le donne, ne provavano pietà; ma facevano voti per i loro nemici; il prete sperando da questi miglior vita pel popolo; esse pensando che a vincere il signor Fedele, nulla avrebbe giovato se non la calata di quei Francesi, i quali per quanto male si udisse di loro, alla fine
delle fini dovevano essere uomini anch'essi. Era vero che si potevano credere cose terribili, a vedere le centinaia di famiglie liguri, che capitavano ogni giorno, coi loro preti, in lunghissime processioni: gli uomini carichi di masserizie; le donne coi bambini in sulle spalle; i vecchi menati dai nipoti, scalzi, piangolosi, affamati; ma che valeva? Interrogati come avessero abbandonati i loro villaggi, non
sapevano che si dire; e coll'aspetto di chi va, nè sa perchè mova, nè dove riesca, narravano di danni patiti di casi atroci avvenuti nei borghi vicini. A conti fatti venivano cacciati a quel modo dalla paura. Maria poneva mente a una cosa, ed era che non s'udiva raccontare da quella gente, che i Francesi avessero fatto onta alle donne. E da questo traeva conforto a sperare, che il diavolo fosse men
brutto di quello si credeva; perchè se i Francesi rispettavano le donne, di certo erano in tutto migliori degli Alemanni; questi avendo dato a parlare di violenze fatte qua e là a donne del contado, che per
quello se ne diceva non erano state poche. E non si tenevano dal menarne vanto i loro uffiziali, chè anzi vi facevano sopra le grosse risate; e la cieca che sapeva queste cose da don Marco, pensava come
la pensarono indi a poco i popoli delle Langhe, i quali lasciarono per ricordo un proverbio che diceva di quei Francesi d'allora «meglio essi nemici, che gli Alemanni amici.»
Ma sino a quel punto, i più non vedevano altro Dio che costoro; e come dèi gli adorava Marocco, vecchio volpone, che conduceva in C.... un caffeuccio, proprio in sulla piazzetta del borgo. Egli se gli era tenuti sempre bene edificati, e si dava attorno a servirli colla
moglie che aveva bella: nè faceva segno di recarsene, dove questa sorridesse ad alcuno di essi, o rispondesse piacevolmente ai loro motti arditi. Pur di brancicar monete, sarebbe stato ad occhi chiusi tutta la vita; e già dacchè gli Alemanni erano nel borgo, aveva messo in serbo di belle doppie. La sua era una botteguccia a modo, e antica
al mestiere che ei vi faceva dentro; come si vedeva all'insegna sopra la porta, dalla quale si sarebbe potuto cavare la più bella vignetta, che abbia mai ornato frontispizio di poema eroicomico. Era una tavola, dipinta di molte figure, che volevano essere la meglio parte soldati, assorti in enormi stivaloni, e stranamente ingoffitti da immani cappellacci. Effigiati com'erano a sedere, guai se quei soldati si
fossero levati in piedi; e peggio se in atto di scaraventare i bicchieri e le bottiglie che avevano innanzi; i cocci ne sarebbero andati sin chi sa dove, tanto erano tremendi in vista, pei mostacchi non più veduti, e per occhi che mostravano il bianco, come di cani ringhiosi. A ciascuna di quelle figuracce, Marocco sapeva dare un
nome; e a udirlo, erano ritratti d'antichi Uffiziali del Re di Sardegna, stati a presidio nel borgo, per far la guardia alla repubblica di Genova, che non entrasse in corpo al loro Sovrano. Questo era un gran giocator di pallone; quest'altro amoreggiava la
madre d'una signora del borgo, che viveva ancora; quello faceva tremar la gente solo che s'affacciasse alla finestra... Marocco conosceva di tutti vita e miracoli, sapeva dov'erano nati, dove morti, e fino dove sepolti. «La mia bottega, diceva egli mescendo agli Alemanni, fu sempre il convegno dei valorosi! Il conte tale, il cavalier tale, tutti nobiloni dei primi casati del regno, venivano qui, ed erano soldati allegri e spenditori; ma come loro signori, in coscienza non
ve n'ho avuti mai!» E pigliava un gusto matto, a farsene far fede dai signorelli del borgo, i quali venivano a giuocare un tantino in sul desinare; cari una volta ora gabbati da Marocco, che si faceva udire a
chiamargli scaldapanche. Buscava da essi qualche scapellotto, ma pur di far ridere i suoi signori Alemanni, non vi badava. Un giorno, (che non monta sapere qual fosse, o decimo o ventesimo dalla
partenza di Giuliano da D....); nella bottega di Marocco, si faceva un gran dire della guerra ricominciata. Era voce che il generale Alemanno avesse ricevuto ordine di recarsi con tutta l'oste verso Nizza; perchè i Francesi venivano, cacciando di là i Piemontesi, vinti a Dolceaqua,
al colle delle Forche, a Raus, e si parlava della rocca di Saorgio investita. I discorsi s'incrociavano come spade, e tutti parevano là dentro sulle brage, pel gran desiderio di menar le mani. Un solo non si
mescolava in quei fervori; ed era quell'uffiziale, che si sentiva morire di Bianca, e non vedeva l'ora di poterla sposare. Stava raccolto in un angolo, gomitoni su d'un deschetto, che sebbene fosse sodo, pareva lì per isfasciarsi sotto quel peso. Di tanto in tanto beveva un sorso d'acquavite ad un grosso bicchiere che aveva innanzi; e chi avesse potuto vedere i sussulti del suo cuore, di certo diceva che
bevesse per darsi coraggio, a udire i compagni parlare in quei modi di guerra e di morte. E sì che egli era prode e cimentoso; nè si conosceva chi fosse più esperto di lui, a condurre partite notturne, a farla da scorgitore, a caricare il nemico menandogli addosso una ruina di cavalli: ma tant'è non poteva farsi vivo, e stava mesto in quella
guisa; quando capitò alla bottega un giovano trombetto, il quale, data un'occhiata intorno, gli fu dinanzi, e fatto quella sorta di scambietto, che gli ussari costumano nel salutare, recossi la mano alla visiera e gli disse: «signor uffiziale, il generale la vuole.» L'uffiziale accennò d'aver capito, il trombetto ripartì ed egli gli
tenne dietro, lontano pochi passi. Il generale era un vecchio prode della guerra dei sette anni, ed abitava di faccia alla chiesa, una delle migliori case del borgo. I signori che l'albergavano, s'erano ridotti stretti da averne disagio; ma pur di
piacere a quell'uomo rigido e sornione, pur d'averne un sorriso benevolo, si sarebbero acconciati a star sui solai: e nelle molte stanze occupate da lui, avevano accozzati quanti arredi e quadri tenevano in casa, che pareva una dogana. Le volte che egli gli degnava, si sbracciavano a mostrarsi più alemanni di lui: e rammentavano d'aver visti i proprii padri e tutto il borgo, piangere nell'anno 1737, ch'essi chiamavano
sottovoce funesto, perchè le novanta terre delle Langhe erano state cedute in quello, dall'Imperatore al Re di Sardegna. Narravano, con sazievole loquacità, a tutta la canatteria di soldati scribi, ond'era ingombro il quartiere, come avessero avuto uno zio, morto a Belgrado,
capitano ai servigi dell'Impero; e ne ponevano in mostra il ritratto, meravigliando che quei soldati non s'inginocchiassero a salutarlo. Quel giorno, in quella casa, tutti s'erano accorti del tempo ch'era
cattivo: e quando videro l'uffiziale entrar dal generale, lo salutarono, gli fecero dietro gli occhi grossi; e osarono compiangerlo, perchè certo andava a farsi scaricare addosso qualche sfuriata. Com'egli fu dentro; e vide il generale imbroncito, fece come quei soldati, che, dovendo starsi colle armi al piede, bersaglio d'un nemico cui non possono assalire, chinano il capo rassegnati a qual sorta di grandine stia per cadere. Recò la destra alla visiera, e rimase poco oltre la soglia, stecchito, gli occhi negli occhi del
generale: il petto sporto, e l'altra mano giù dall'anca, che pareva di legno posticcia. «Cinque passi in qua!--disse asciutto asciutto il generale.., e l'altro avendo fatti i cinque passi contati, senza scomporsi:--Signor uffiziale--continuò--ho qui per lei un plico, che mi si raccomanda molto da Vienna; vi deve essere dentro la licenza datale, di sposare una zitella di questa bicocca, e su questo non ho a ridire. Ma ella mi ha taciuta la dimanda fatta di qua a sua Maestà; (qui salutò come se
l'Imperatore fosse stato là a udire) ella non s'è governata da quel soldato che crede d'essere ed è. Sia grata, non a me, ma al rispetto che ho per la sua promessa sposa, a me ignota, se mi accontento di
consigliarla a non dimenticare fra le gioie del matrimonio, che noi siamo qui per menar colpi di spada in servizio dell'imperatore.» E salutando una seconda volta il nome dell'Imperatore, porse la carta all'uffiziale, che togliendola colla sinistra, e udendosi dire: «vada», fece il suo scambietto, quasi barcollando, poi diè di volta sui tacchi tutto d'un pezzo, lasciandone il segno profondo e polveroso sull'ammattonato.
Sebbene le parole del generale, gli fossero parute troppo acerbe, egli discese le scale speditamente, come uomo lieto; corse difilato al suo quartiere, e dalla voglia spasimata di leggere quelle carte, ogni passo gli si faceva un miglio. Appena potè alzare i sigilli e aprire i
fogli, brillò tutto nel volto e nella persona. Era proprio la licenza, che i suoi, gente d'alto stato, gli avevano ottenuta dall'Imperatore. Essi n'erano in collera; ma come lo sapevano uomo di forti propositi,
s'erano acconciati a quel fatto maldicendo la maliarda italiana, e pregando per lettera il generale a vedere almeno che la sposa fosse zitella dabbene. Come ebbe letto, l'uffiziale si fregò le mani, si rassettò addosso i panni, diè una scossa del capo; e via di buona gamba a casa il signor Fedele. Costui pareva fosse all'uscio ad aspettarlo; perchè egli non aveva per
anco stesa la mano al cordoncino del campanello, e già l'imposta s'apriva, lasciando vedere la persona dell'arzillo leguleio; il quale presolo per mano, lo trasse dentro con paterna dimestichezza. Messisi a sedere, là proprio dove, giorni innanzi, la signora Maddalena e il signor Fedele avevano avuto il colloquio che noi sappiamo; l'uffiziale fu primo a parlare della faccenda, e dopo lungo discorso, porse le carte allo suocero, che gli pareva un Dio....
Questi presele come roba che aveva in pratica, si pose a guardarle ammirando l'aquile, le corone, i suggelli; tutte cose significanti la razza gentilesca e il gran luogo ove il barone era nato. Non vi lesse
dentro, perchè non ci si sarebbe raccappezzato; ma assicurando l'uffiziale che non era mestieri di tanto, ripose i fogli, gli strinse le mani, vezzeggiandogliele e guardandolo in guisa, che il poveretto, a vederlo come si lasciava fare, aveva l'aspetto d'un leone in balia d'una volpe spelacchiata.
«Ed ora se le par tempo--disse alfine il barone dolcemente--vorrei vedere Bianca...» Il signor Fedele balzò ritto, come per rispondere al desiderio più ratto del desiderio stesso; e corse per la fanciulla nell'altre
stanze, lasciando lui colla mano sul cuore pieno di un senso, che gli rammentava gli strani ribollimenti di sangue provati sul cominciare delle battaglie. Il pover'uomo aveva più di trent'anni, e amava come
un giovinotto di qua dai venti. Il padre di Bianca aveva mandato innanzi il fatto sino a quel punto, che non bisognava altro che far gli sponsali e andare in chiesa a dir
sì; nè aveva chiesto mai alla fanciulla di qual animo stesse verso l'Alemanno, e se fosse per acconciarsi a sposarlo. Perchè non ne dubitava nemmen per ombra, e per lui la potestà paterna non aveva confini o rispetti. La trovò soletta a cucire nella sua camera, dov'essa soleva stare raccolta, come le aveva consigliato don Marco.
«Animo! Bianca,--le disse--poni indosso il tuo più bell'abito, e vieni in sala a vedere lo sposo. «Che sposo?--sclamò la fanciulla colta all'improvviso, alzando i dolci occhi nel padre. «Eh via! non farmi la bambina! O che credevi che il barone venisse qua innamorato di me?
«Se avessi viva mia madre,--rispose Bianca mestamente--mi consiglierebbe e risponderebbe per me: ora, babbo, la prego di dire a quel gentiluomo ch'io lo ringrazio, e che se mi lascerà stare pregherò
sempre per lui. Come! come! come!--tempestò il signor Fedele, incrociando le braccia sul petto, e rimanendo a fissarla un tantino;--moviti e non farmi rage, che qui non è caso di ringraziamenti nè di preghiere! Ho fatto tutti i passi per amor tuo, e lo sposo è là che muore dalla voglia di parlarti.
«Ebbene, gli chiegga perdono in mio nome, ma io di là non vengo.» A questa risposta calma e risoluta, il Signor Fedele dirugginì i denti, come un beccaio arrota i suoi coltellacci, ma si rattenne. E posta la mano sul capo della fanciulla, che s'era di nuovo curvata al lavoro, diceva colla voce più dolce che gli riuscisse fare: «Tu.... tu.... vorresti negare a tuo padre la gioia di vederti ricca; ossequiata da tutti questi gentiluomini; invidiata da tutte le signore del borgo; sposa d'un uomo, il quale, nonchè barone, deve essere un principe? Tu vuoi vederci morire lui e me?
«Fosse il figlio del Re, piuttosto che sposarlo, morirei anch'io!» Non aveva finito di dire, che il Signor Fedele era lì per darle le mani nel viso: ma pensando a quel che ne poteva seguire, si trasse indietro un passo, e guardandola con occhio, che se fosse stato al
buio, avrebbe mandato lampi, tese la mano verso di lei, quella mano che le aveva posta sul capo amorevole; e uscì di quella stanza. Fuori, stette un istante a ricomporre il volto, poi, colla maggior calma che potè, cominciò a parlare come interrogasse e rispondesse a qualcuno. «Torneranno? Stassera? Oh la testa vuota! Vecchi vecchi...!» E rivenuto dov'era il barone: «Vecchi! Vecchi!--continuava--badi, badi a non invecchiare, perchè si
perde il meglio, la testa e la memoria.... Vede che mi accade? Stamane ho mandato le mie figliuole a ricrearsi un tantino alla nostra villa vicina a quel convento, là, che si vede stando sul ponte...., ebbene, vegga memoria! Andava a cercar di Bianca par la casa. Rida, rida, ma perdoni; trovo qualcuno, e mando a dire che tornino subito...» Così dicendo faceva segno di voler andare; ma il barone rattenendolo:
«No no... per quanto mi spiaccia non poterla vedere, non voglio torre alle sue figliuole un'ora di spasso.... A domani, a domani....»
Il loro colloquio durò un'altra mezz'ora; durante la quale, il signor Fedele, pur avendo il capo ai rifiuti di Bianca, seppe così bene non farsi scorgere, che parve tutto occupato del suo interlocutore. Questi poi, prese commiato; rimanendo tra loro che l'indomani si sarebbero riveduti per condurre a termine ogni cosa; ed essendo già l'ora
dell'abbassare del giorno, se n'andò tutto solo a passeggiare sotto gli olmi, e a guardare la via, se vedesse Bianca tornare.
Aveva bell'aspettare; e in verità, sarebbe stato meglio per la fanciulla essere su quella via, perchè in casa aveva a passare un triste momento. Suo padre, vistosi solo, fece come colui che giunge a strapparsi il bavaglio che l'affogava. Uscì in un largo respiro, e a passi lenti, accigliato, con una mano tormentandosi la coda tirata sul petto, coll'altra agitando la catenella d'uno dei due orologi che
aveva nelle saccoccie della sottoveste, fu dinanzi a Bianca; la quale non era più sola, la zia e Margherita essendole venute in camera poco prima. Le fu dinanzi: «E se--disse, quasi continuando il discorso--se voi non lo sposerete, neanche se fosse il figlio del Re; in coscienza il barone sposerà voi, dovessi strapparvi la lingua, per farvi dir sì!»--E volto alle due con
grand'ira: «E voi che fate? Levatevi di tra piedi! «O babbo, o cognato!--sclamarono la cieca e Margherita: e questa gli abbracciava le ginocchia, quella tendeva le mani come per cercare le sue. Ma egli respingendole e gridando che non aveva nè cognata nè figlie, le mise fuori della camera, chiuse le finestre, andando e tornando come forsennato; e fu di nuovo sopra Bianca, pallida, silenziosa, seduta, colle mani abbandonate sulle ginocchia, come
un'antica vergine cristiana, che ne' sotteranei del circo stesse aspettando d'essere data alle fiere. «Orsù--ripigliò--a qual giuoco si fa tra noi? Parliamoci corto: lo sposerete?»
E Bianca umile e mansueta: «non posso. «Non posso!--urlò il padre--non voglio, dovete dire! Ed è una trista parola, per risponderla ad un padre della mia sorta! Chi mi vi ha fuorviata a questo modo? Ho inteso dire che le fanciulle osano talvolta innamorarsi!... impallidite? Ditemi la parola, che vi veggo
lì sulle labbra; ditela che me la possa appiccicare bene qui, all'orecchio...! Dunque voi volete bene a qualcuno? Forse io so a chi...., ma non voglio saperne il nome da voi...., no...., sarei viso
da farlo ammazzare...!» Bianca diede un grido, il padre incalzava ghignando. «Se domani, udiste dire da qualche feminetta di quelle che passano per la via: «hanno ammazzato il tale.... Oh! no no..., non temete, per ora non lo farei....; ho bisogno di tranquillità.... E la troveremo la tranquillità; stassera partiremo...., andiamo alla villa; voi non ve ne accorgete, ma siete ammalata....; se foste sana dovreste domani essere qui a parlare col barone, e sareste tale da guastarmi ogni
cosa....; alcuni giorni di malattia, e do' sesto al vostro cervello, e all'altre faccende; e fra tre o quattro settimane si faranno le nozze. Vedete? il sole va sotto...., fra un'ora s'andrà....»
Spinse l'uscio, e vedendo damigella Maria e Margherita, che non s'erano potuto staccare di là dalla tema che egli percotesse Bianca; «anche voi,--proseguì--anche voi cognata, e tu pure pupattola mia, tutti alla villa, a godersi la primavera! Oh le buone donne, che io ho in casa...! Vedete, Bianca? Pregano Dio che vi tocchi il cuore, e vi renda il senno. Pregate, preghiamo....» E se n'andò. La cieca e Margherita, tremavano strette l'una all'altra come due pellegrine, colte tra via da temporale furioso; nè osarono dirgli, parola. Ma come furono sole con Bianca, la abbracciarono ambedue con gran passione; poi Maria con voce tremebonda come chiedesse la carità
le disse: «ed ora, che faremo? «Anderemo alla villa» rispose Bianca. «Ma tu.... tu.... come ti salverai? come faremo noi ad aiutarti? oh colui, quell'Alemanno chi l'ha mandato per nostra sciagura? «Oh!--sclamò la fanciulla, con volto impresso di mestizia e di fede:--la Provvidenza--ha salvato fanciulle smarrite in mezzo alle
selve, e in mano ai masnadieri, e abbandonerebbe me....?» In pochi momenti, il dolore le aveva fatto pigliare tanto vantaggio sugli animi di quelle due dolci creature, che nel dire parve ad esse una santa. E l'ora passò sì presto, che non avevano raccolto il po' di fardello che loro sarebbe bisognato in villa, e il signor Fedele venne
a pigliarle. Chiuse per bene le porte di casa, uscirono fuori del borgo, per quel vicolo dov'era passata la signora Maddalena, nel suo ritorno doloroso. Coperte di lunghe guarnacche nere, le due fanciulle reggevano il passo della zia, tenendosi strette a lei, come usavano menandola a messa; e il padre dietro, per un sentiero fuori mano, le
fece scendere nel greto del torrente. La povera cieca, inciampava ne' ciottoli o si pungeva tra le spine, ma non fiatava; dolendosi solo di non aver potuto parlare a don Marco prima di partire, chè di certo da
lui avrebbe avuto qualche sano consiglio. A un certo segno, il sentiero entrava sott'uno degli archi del ponte, che rimaneva a secco per la povertà del torrente; e mentre esse passavano i pipistrelli spiccandosi dalla volta, venivano spauriti a sbattere l'ala nelle loro persone; di che tremavano poverette, quanto il signor Fedele
d'incontrarsi coll'Alemanno, o in chi potesse dar voce nel borgo di quell'andata notturna e misteriosa. E però s'era messo per quel passo mal destro, come avesse gente insieme che andasse a mal fare. Ebbero a tribolare oltre il ponte anche un poco, poi risalendo a mancina su per la ripa erbosa, furono sulla via, grande, ma scura
scura per i pioppi fitti che non vi lasciavano raggiare la luna, levatasi pur allora. Di là per campi e per vigneti, giunsero alla villa, dove la famiglia del colono era già a riposo. Solo vegliava il capo di essa, uomo di buona età e vigoroso, il quale sedeva sulla soglia della casa, e faceva guardia alla roba, per tema dei soldati
Alemanni, che uscendo la notte dai loro campi, andavano rubando, e ogni mattina s'udiva a parlare di pollai vuotati, e sin di vitelli rapiti.
«Chi va di notte!--chiese costui levandosi ritto, con un grosso bastone fra le mani, e venendo oltre al rumore delle pedate. «Siam noi, Lorenzo,--rispose il signor Fedele. «Come? il padrone a quest'ora? che fatto è? perdoni, chiamo i figliuoli.... «No no..., sta cheto, vogliamo far domani un po' d'allegria, e veniamo sin d'ora...; non abbiamo mestieri di nulla, salvo d'un po' di lume, che tu m'aiuterai ad accendere, e poi tornerai alla tua guardia.... Avanti figliuolo, che la guazza fa male...»
Entrati nella palazzina, e acceso il lume, il colono se ne tornò a' fatti suoi, un po' maravigliato dell'aspetto delle signore che parevano venute a un mortorio: e il signor Fedele senza far ad esse
parola, le mandò a dormire, Poi s'appartò taciturno, s'allungò in sul letto, s'affagottò tra le lenzuola; e là si mise a pensare come avrebbe trovato modo di indur Bianca alle buone, a quel matrimonio.
Interrogava per sè, e rispondeva per lei, da principio esortando, poi minacciando. Essa sempre ferma; egli allora a fingersi ammalato dal dolore. Invano. Bisognava rivolgersi ai castighi, e si pose a cercarne: e fu buona cosa che presto s'addormentasse, perchè pensando, chi sa che inferno avrebbe immaginato ai danni di quella infelice. Non andò guari, che mentre egli giaceva russando forte, e le tre donne
vegliavano parlando basso tra loro; un suono mestissimo di campana, venne per la solitudine dell'aria, come voce che dicesse al cielo, o ai morti, o a non so che altro misterioso che esiste: «qualcuno veglia a quest'ora sopra la terra!»
Era la campana del convento dei Minori di San Francesco, che sorgeva poco discosto. A quei tocchi Bianca alzò il capo, e porse ascolto con tanto desiderio, che più non avrebbe fatto, se fossero state voci della madre sua, morta. E poi volgendosi alla zia, nel buio della stanza: «Oh!--disse--e noi non ci avevamo pensato! Zia, se mi facessi monaca?
«Preghiamo--rispose la cieca--i frati s'alzano a quest'ora per discendere in chiesa a pregare....» Margherita piangeva. Tacquero, rimasero deste un altro momento; poi come l'ora e la stanchezza poterono più del travaglio del cuore, s'addormentarono; e Bianca sognò tutta notte, monache, chiese e canti devoti.
L'indomani il signor Fedele, s'alzò prima dell'alba, e fattosi sulla soglia della loro camera, gettò dentro queste parole: «nessuna di voi vada fuori, sino a che non sia tornato». E disceso alla casa colonica, che era muro a muro colla palazzina, comandò al cascinaio ed alla moglie di lui, che non parlassero ad anima viva nè della sua venuta in villa, nè dell'ora, nè d'altro; e badassero bene a non farsi vedere
con damigella Maria e con Margherita, per non dar ombra a Bianca: alla quale, gli fossero segreti, pareva stesse per dar volta il cervello, dalla gran paura dei Francesi; e in tutto e tutti vedeva nemici e spie.
«Povera signorina!--sclamava la cascinaia impietosita e sciugandosi gli occhi col grembiale, stette a udire gli ordini che le dava il padrone, per la colazione delle signore; uova, cacio, latte. Poi fece vedere una focaccia cavata allora di sotto la cenere, avvolta in un
mantile bianco come la neve, e cotta proprio per esse; che venendo alla villa solevano chiederle sempre di quella sorta di pane. Il signor Fedele contento della donnicciuola partì. La curiosità è femmina e sirocchia della ignoranza; onde non è a dire come pungesse l'animo della cascinaia. Costei non attese d'essere chiamata, ma tolta quella roba che le aveva detto il padrone, se la recò in un cesto, entrò nella palazzina, salì le scale; e facendo a
fidanza colla bontà delle signore, disse fra sè: «se mi colgono dirò che veniva con questa grazia di Dio; se no voglio un po' vedere che cosa è questo mistero....» Cattellon catelloni, s'appressò all'uscio della camera ove esse erano, le vide attraverso la toppa; e si mise a origliare. Altro che parere in punto d'andarsi in volta col cervello! Bianca
parlava di suo padre, che voleva sacrificarla, calma, affettuosa, e diceva di volersi far monaca per togliersi da questo mondo, che non le era parso mai bello. Le altre due le rispondevano, ingegnandosi di consolarla; ma il discorso era così avanti, che la contadina non ci si poteva raccapezzare. Quanto avrebbe dato, pur di sapere tutto quello
che avevano detto! Ad un tratto le parve che Margherita volesse muoversi; ed essa togliendosi di là come un folletto, e chiamate di sulla scala le signore, fece le viste d'essere venuta allora allora, portando la colazione. Intanto il signor Fedele era in via alla volta di C...., e vi giungeva che il sole non era peranche levato. Molto stupì vedendo gli Alemanni
sotto i filari d'olmi, e la squadra di cavalli schierati e pronti; non come gli altri giorni per andare agli esercizi, ma con quell'aspetto diverso, affaccendato, quasi zingaresco, che hanno le milizie in punto di levare il campo. I signorelli del borgo si tenevano in mezzo gli ufficiali, dando e pigliando fede d'amicizia, con grandi strette di mano, con quella ciera tra sciocca e sbigottita dell'uomo che,
rimanendo a casa, conforta a starsi di buona voglia chi va agli sbaragli della guerra. I preti v'erano tutti, salvo don Marco; ed avevano i volti compunti, e parlavano del Dio di Sabaot, che guardava dal cielo le invitte spade dei loro amici. Gli uffiziali ridevano e s'accarezzavano i mustacchi. Come il signor Fedele fu in parte da essere veduto, il barone che non
aveva perso d'occhio un istante quella via per cui veniva, gli corse incontro, chiedendo che fosse stato di lui e della famiglia.
«Nulla!--rispondeva quegli--non fu nulla; ma qui che è questo che veggo? «Mi dica di Bianca, Bianca....? «Eh non mi faccia piangere! Ieri sera venne il colono a dirmi che le aveva preso male, e ho dovuto andare alla villa....
«Malata!--proruppe l'Alemanno--ed ora....? «Ora s'è messa al meglio, e all'alba l'ho lasciata che dormiva chetamente. Ma qui, ripeto, che c'è di nuovo? «Andiamo alla volta d'Oneglia--rispose l'Alemanno mestamente. «Maledetti i Francesi!--sclamò il signor Fedele; ma l'altro interrompendolo:
«No.... maledetti, no....: il generale ricevette l'ordine d'andar là, stanotte....; torneremo.... ma...., Bianca.... se mai, le dica che io parto, lasciandomi il cuore addietro, ma che appena potrò.... Chi sa....? su quei monti....» E si volse a guardare dalla banda della marina. Il sole illuminava le vette di San Giacomo e del Settepani, i quali
giganteggiavano lasciando che per l'aria limpida del mattino, l'occhio penetrasse nelle loro selve, e scoprisse le vie alpestri, che gli Alemanni avevano a salire.
Le parole del barone erano state dette con tanta mestizia che facevano contrasto meraviglioso colla sicurtà dell'ardire che gli si vedeva in tutta la persona. Ma il signor Fedele volle confortarlo, e chi sa che
sciocchezze stesse per dirgli; quando s'udì venire una cavalleria, e le trombe suonarono, e gli uffiziali corsero ciascuno alla sua schiera: sicchè il barone affrettatosi a dare l'ultima stretta di mano al suocero futuro; fu al suo cavallo, raccolse le briglie, e montò in sella leggiadro in vista, ma col lutto nel cuore.
Alla voci dei capitani, rispose un moto e un rumore d'armi, poscia silenzio. Il generale veniva in mezzo a parecchi cavalieri, e il popolo faceva largo dinanzi a lui. Fu cosa di pochi momenti; un
andare, un tornare, un parlarsi sommesso da questi a quello, un gridar alto alla moltitudine d'armati; tutto con quell'aria di mistero che usano le gerarchie sacerdotali e militari, quando parate fanno mostra di sè. Indi a poco a poco si spiccò la squadra d'ulani condotta dal barone, e presero la via verso mezzogiorno a mò di scorgitori; e dietro i fanti, e dopo questi le artiglierie, portate a dorso di muli; da ultimo salmerie, monelli e cani, tutti misurando l'andatura al
suono guerriero di pifferi e di tamburi. Di là a qualche ora tutto nel borgo era quiete; e la sera s'incominciò in chiesa un triduo, per invocare la vittoria dell'armi alemanne. Si
pregava di cuore, ma gli animi aspettavano paurosi le novelle del campo. Marocco era stato colto da uno struggimento ch'egli solo sapeva quanto fosse grande, vedendosi ridotto a quella compagnia d'avventori paesani, che l'avrebbero tenuto sobrio. Il signor Fedele si fregava le mani, parendogli che la partenza dell'alemanno, gli fosse tant'oro,
avendo mestieri di tempo per adoperare con Bianca il braccio della ragione. Tuttavia pensava che il barone avrebbe potuto morire; e allora si grattava la nuca plebeamente, stiracchiandosi la coda e meditando chi sa.....; cosa che io non sono vago di cercare in quel suo cervellaccio.
CAPITOLO VI. Tornato alla villa, il signor Fedele cominciò dall'assalire Bianca coi ragionamenti, e trovandola sempre uguale, la condannò a starsi tutto il giorno in una stanza appartata. Guai alla zia e alla sorella, se avessero tentato parlarle. Per maggior umiliazione la faceva venire a
mensa all'ora dei pasti; ma la poneva a sedere in un angolo del desco senza tovaglia, e le stoviglie in cui le dava a mangiare, non erano quelle lucenti di stagno che usava per sè e per la famiglia, bensì certo piatto di terra scura, da mangiarvi dentro l'elemosina, tolto a
prestito dalla cascinaia. E anche in quel tempo le avea vietato di aprir bocca. Sui volti delle altre due, si fecero in breve profondi i segni dell'animo afflitto; ma temendo di procacciare a Bianca maggiori mali, tacevano; ed essa per certo raggio degli occhi nuovo e soave, mostrava di crescere in forza a sopportare quei trattamenti, e si consolava pensando che per amor di Giuliano avrebbe patito anche più, se più fosse bisognato.
Così entrava il maggio, senza che la festevolezza della stagione, valesse a ricondurre in quella casa la pace e la gioia. Damigella Maria e Margherita, libere di starsi o di uscire a diporto, non movevano guari, per non godere quel che a Bianca era vietato;
avrebbero volentieri mutata sorte colle donne più tapine che fossero nella valle: e udendo i campagnuoli cantare strambotti pei colli, in quelle notti piene di misteriose melodie; i loro pensieri
s'incontravano mestamente con quelli dell'infelice. «Oh!--diceva la cieca--han bello dire, ma le contadine sono più felici di noi! Vengono su pascendo le pecore e sarchiando il campo, durano stenti grandi, è vero; ma almeno quel po' di pane che Dio manda lo mangiano in pace, senza tante ambizioni....! Noi.... noi....
invece....» Margherita assorta nei canti che s'udivano lontani, chiedeva che volessero significare a quell'ore insolite, e pareva passionarsene: la zia sospirando rispondeva: «cantano la primavera tornata; la tua bella età, che Dio protegga, sicchè tu sia più fortunata di tua sorella!
«E Bianca?--ripigliava la giovinetta--che farà di là? le piaceranno questi canti, a lei così afflitta?» Non era da dubitarne. Bianca porgeva orecchio dalla sua finestra, e
pensava ai mài, che i contadini piantavano cantando dinanzi le porte delle foresi cui volevano bene. E anch'essa cadeva in quell'idea, che nata villanella, sarebbe stata più lieta; e che pur di potersi sposare all'uomo amato, la sferza del sole non la si doveva sentire, e lavorare sul solco da un'avemaria all'altra, doveva parere un trastullo. Ma per sè non poteva sperare che lo sterile rifugio d'un monastero; e in quei giorni di silenzio e di solitudine, ne parlava seco stessa, menzionando la pace, il sepolcro, mille malinconie; in
guisa che se la zia l'avesse intesa, si sarebbe alfine levata contro il cognato; e delle due l'una, o egli smetteva dal tormentare Bianca, o essa se ne sarebbe andata a vivere da sè.
«Ma!--diceva la povera giovane, in certe ore che l'aspetto della vita le si faceva più lugubre:--quando sarò nel monastero, e mi avranno tagliati i capegli, e la mia faccia si sarà fatta smorta; se egli venisse a vedermi una volta, e mi ravvisasse, e mi dicesse: «tale divenisti per amor mio!» oh! come sarei lieta di morire in quel momento! Ho udito dire che le monache pregano nelle loro chiese dietro le grate, non viste.... E se egli venisse in chiesa per vedermi...., se cantasse per farsi conoscere da me...! Già, non intesi mai la sua voce, non ci siamo mai parlati....! Eppure quanti discorsi abbiam
fatti, egli dal terrazzino di don Marco, io dalla nostra altana! Mai una parola.... mai un cenno....; ma fa bisogno di dirsele certe cose? Chi sa dove sarà? A D...? Chi sa se mi incontrerà mai più....? Oh!
viva o morta lo sentirò venire e tremerò tutta!» Di questo andare, s'era accostumata a considerarsi già fatta monaca; e mai che le fosse venuto in pensiero di ribellarsi del tutto, fuggire, e andar in cerca di Giuliano, o di fargli sapere di sè per qualcuno di mezzo. Scrivergli non avrebbe osato; solo il filo di speranza che attraversava le sue miserie, faceva capo a don Marco; e qualche
momento osava sperare ch'egli avrebbe rimediato a ogni cosa; ma quel pensiero di lui su' Francesi che sarebbero venuti a liberarla, cominciava a parerle una promessa mancata. Non venivano mai quei
Francesi! Non venivano? Avesse potuto leggere nell'animo del proprio padre, l'avesse udito maledire tra sè i repubblicani e la Francia; e avrebbe capito come i Francesi erano vicini! Egli non andava neanche più al borgo, per non udirne parlare; perchè là si dicevano cose da farlo
basire. Oggi la rotta dei Piemontesi e degli Alemanni al ponte di Nava; domani la presa d'Ormea, di Garessio, di Bagnasco, tutti luoghi che egli sapeva alla grossa come fossero poco discosti; un'altra settimana, due forse, e la guerra alpina sarebbe stata perduta pei
regi e per gli imperiali; e i repubblicani, eccoteli padroni di scendere a lor agio a divorarsi le Langhe. S'aggiungeva a queste cose, che sua Maestà Vittorio Amedeo, aveva di
quei giorni mandato ai magistrati, e ai parrochi di tutti i villaggi e borghi e città un bando, col quale comandava a tutti d'ogni grado e stato, purchè atti alla guerra, si provvedessero d'armi e di munizioni, quante bastassero per giorni quattro, e si tenessero pronti a movere contro i Francesi al primo cenno. Il Re parlava di premi e di pene; e il signor Fedele per parer di quelli non atti alla guerra, oltre a non recarsi più al borgo, quasi non usciva più dalla
palazzina. «O Madonna!--gli era venuto di sclamare una sera spogliandosi per andare a letto--se voi terrete i Francesi lontani dalle mie campagne; se mi renderete sano e salvo il barone e mi aiuterete a condur Bianca sulla buona via; vi edificherò una cappella proprio nel mezzo dei miei vigneti, e vi farò celebrare ogni domenica una messa da questi frati,
santi servi vostri e del serafico San Francesco!» Nei fondacci della sua coscienza, non credeva nè alla Madonna nè a San Francesco, nè agli altri Santi del Calendario: ma allevato a parlar ad essi colle mani giunte da bambino; a metterli in disparte da
giovinetto; e da uomo maturo, ad averli sempre in bocca, e a giovarsene come di zucche legate ai fianchi per tenersi a galla sul pelago della bassa gente, che in essi avea fede e in Dio: adesso, di faccia al pericolo, si rivolgeva alla Madonna colla dimestichezza d'una femminetta, avvezza a parlarle a tu per tu, tutta la vita.
Quella notte s'addormentò con addosso l'indigestione delle brutte nuove avute dal cascinaio; il quale le aveva raccolte un po' dai frati, un po' dai campagnuoli; e qualche ora prima che fosse l'alba,
si svegliò come persona cui venga fatta forza, molle di sudore e tutto scompannato il letto, pel grande agitarsi fatto nel sonno. Aveva sognato d'essere soldato del re, caduto in mano ai Francesi con grossa
compagnia. I barbari, trucidato e sparato il più grasso tra i prigionieri, se lo mangiavano, e ne davano a mangiare anche a lui, che provandosi con ogni sua forza a schermirsi, si trovava agguantato nella coda e nel mento, e costretto a spalancare le fauci; mentre uno di quei ribaldi lo imboccava di quelle carni spietatamente, spingendogliene in gola con una baionetta lunga lunga, che ad ogni tratto si mutava in un serpente.
«Ahimè!--sclamò tastando il letto, e guardando nel buio cogli occhi pieni di quelle immagini, e colla gola arsa d'amarezza disgustosa:--ahimè! che spavento, Gesù Maria! Se durava un altro poco io moriva!»
E diè volta sull'altro fianco, studiandosi di non più addormentarsi, pauroso che il brutto sogno ricominciasse. Stette così un tantino rannicchiato, poi riprese a parlare. «O che è questo picchio nell'orecchio? Che sia effetto del sangue?»
In quel dire alzava la testa dal guanciale. Il picchio non pareva più un picchio, ma sì un martellare di campane; al quale s'aggiunse un altro suono, noto, terribile, quello del corno, sorta di nicchio marino onde di quei tempi, coma usa in Corsica, andava ne' monti liguri provveduto ogni casale; sicchè di ladri, d'incendi, di lupi
calati l'inverno, si mandava di valle in valle, rapida e lontana la voce. «Ohe!--gridò allora sorgendo a mezzo,--la campana di C.... stormeggia, e questo è il corno! Signore aiutatemi!» E balzando dal letto, senza stare a cercar co' piedi le pianelle, corse a spalancar la finestra; ma di subito preso da più stretta paura, riaccostò le imposte e le tenne socchiuse, quanto potesse guardar fuori con un solo occhio. In quella il cascinaio, i figli, chi dalla porta, chi dai finestrelli, porgendo il capo, si mostravano
anch'essi. «Dunque che cosa accade?--chiese ansando il signor Fedele--ne sapete qualcosa voi?» Per tutta risposta, uno di quei villani, che s'era insino allora rattenuto per non destare il padrone, e scoppiava dalla voglia, precipitò sull'aja si recò alla bocca il corno, e ne trasse un muggito così pieno ed acuto, che al signor Fedele parve sentirsi passato fuor
fuori da una cannonata. «Ti pigliasse il canchero, te e il tuo toro! birbante! Tu mi vuoi far morire le donne? Butta al diavolo codesto tuo arnese d'inferno!» A queste parole il giovanotto stette come allibito. Non aveva mai inteso il padrone porsi in bocca quelle parolacce. Gettare all'inferno quell'arnese, che s'adoperava a chiamare in chiesa i fedeli, gli ultimi giorni della settimana Santa, quando le campane sono legate, e le tabelle suonano le ore! Non osò soffiarvi dentro una seconda volta,
ma l'avesse anche spezzato veniva a dir nulla, perchè per tutta la valle qua e colà fu un muggire d'altri nicchi, un apparire di lumi sulle coste, un chiamarsi da luogo a luogo, un interrogarsi, un rispondere di guerra, di Francesi, di finimondo, tutto nel buio. La campana del convento vicino, cominciò anch'essa a suonare a stormo; e quella d'un villaggio sulla montagna, che chiudeva la vallicella, rispondeva a questa, o forse ad altre della vallata sinistra della
Bormida, mentre l'alba spuntava e pareva quella del _Dies irae_. Damigella Maria e Margherita, non è mestieri dirlo, s'erano levate sin dai primi rumori, e Bianca dimenticato il divieto di venir fuori della sua stanza, correva ad esse spaventata. Tutte e tre si facevano intorno al signor Fedele che s'era messo in gamba le brache e in dosso un giubbarello; e appena mezze vestite, scarmigliate, piangenti, lo supplicavano, lo rattenevano che non uscisse di casa. Egli, standosi
fra Bianca che colle mani giunte sulle spalle a lui, si abbandonava in atto di grande dolore, e Margherita che l'abbracciava alle ginocchia; non avendo forse avuto neanco in mente d'uscire, sclamava:
«Come? La terra del mio re, sarà coperta di nemici, e si potrà dire che io non sono corso a far testa? Via da me che non voglio perdere la grazia di Sua Maestà, per le vostre lagrimette! Via da me, voi, ingrata figlia! che importa di me a voi, se in dieci giorni mi avete
fatto invecchiare di dieci anni? «Pietà, pietà, babbo,--dicevano le fanciulle--non vada, non vada o ci conduca....
«Voi.... io.... pietà....--rispondeva il signor Fedele dibattendosi fra le donne:--ne avete voi per me, quante siete? Pietà di me l'avranno i Francesi che toglieranno dal mondo il più infelice dei padri...!» Dicea così sperando di dar a Bianca un gran colpo; ma vedendola niente disposta a dirgli, «padre farò quel che vorrà...!» diede un squasso sì forte, che mandò questa a cadere, e togliendosi Margherita di tra
piedi, stette un momento che aveva l'aspetto d'un vecchio re, forse di Priamo che si sgombra il passo tra le sue donne, per andarsi a gettare coll'imbelle dardo, in mezzo ai nemici a morire. Discese sull'aia, al colono che gridava «i Francesi! i Francesi!» diè sulla bocca una gran palmata, sclamando «bugiardo! Te n'andrai dal mio servizio!» Poi si rifece sopra sè stesso, e crescendogli il cuore sino alla gola; comandò ad uno dei figli del contadino, si mettesse la via
tra piedi e corresse a C...., a vedervi un poco a qual segno fossero le cose. Ma non fu mestiere che questi partisse, perchè essendosi messo un po'
d'albore, si vide da ogni parte gente discendere dai monti, gente uscir dai seni della vallata; drappelli di qua, drappelli di là, venivano a farsi grossi sulla via maestra, traendo verso il convento dei Minori Osservanti. L'affrettarsi, il tumulto, l'aspetto terribile di quelle turbe, armate di roncole, di bidenti, di falci, e financo di
vecchi schioppi colti nelle guerre spagnuole di mezzo secolo prima; si accordavano in guisa tempestosa alla furia di parecchie donne che aizzavano gli uomini; e agli atti dei frati usciti dalle loro celle, agitando in aria i crocifissi, gridando guerra e morte, da parer forsennati.
Man mano che la gente arrivava, faceva sosta attorno ad uno rialto; e chi mandava baci alla campana del convento, che dindonava rabbiosa anch'essa; chi spiegava al vicino la faccenda com'era, chi più
voglioso di andare cominciava a spazientarsi; quando venne oltre sul rialto il guardiano, uomo venerabile per lunga barba, e per la bella salute, che ad onta dei molti anni vissuti gli splendeva sulle guance. Egli fece far silenzio alla moltitudine, la quale fu così pronta a star zitta, che si sarebbe inteso una mosca a volare. Allora trasse
dalla manica un foglio, e vi lesse ad alta voce come predicando. Era il bando del Re, quel bando che ho menzionato più su, e che comandava ai sudditi di tenersi pronti al primo squillo di campana.
«Lo squillo di campana è dato,--sclamò il guardiano quand'ebbe letto--è dato qui, a C...., a D...., per tutto in questa valle e nell'altre! Armiamoci e andate, o popoli, che Dio v'accompagni a sterminare quei giacobini maledetti, i quali vogliono discendere fra voi, a vuotarsi i granai, a contaminarvi le donne, a porre le mani nel sangue dei vostri sacerdoti! Volgetevi da quella banda: (tutti si
volsero a guardare i monti di San Giacomo e del Settapani, che si vedevano assai bene, ammantati dal verde primaverile) vedete lassù? Ciò che ora è verde diverrà rosso come sangue; e dove oggi nascono i fiori passeranno i demoni, e ne verrà un odore d'inferno da rimanerne
affogati....! popoli all'armi....! ecco lassù il Signore che ci fa segno d'essere con noi!» I poveracci non videro il Signore, ma credettero nel frate che l'aveva visto per essi. E «andiamo, andiamo!--cominciarono a urlare--Dio è con noi! Viva Dio! Morte ai Francesi! Viva noi! Viva il Re! Il primo
giacobino che mi dà tra' piedi lo strozzo, fosse mio fratello! Lo mangio, fosse mio padre! Morte ai giacobini!....» Fra questo tempestare di viva e di morte, si fece udire una voce su tutte gridar chiaramente. «E chi ci condurrà alla battaglia?»
E un'altra voce rispose: «i nobili, i signori! Passeremo per C.... v'è il signor Francesco, il signor Crispino il conte, don Luca, verranno con noi, anzi li troveremo belli e pronti.... «E chi ricusa, a morte!» In quella il signor Fedele, voglioso di sapere e fidandosi troppo, giungeva ad una svolta della via, vicino di là a un trar di pietra. Udire quelle grida, ed arrestarsi come avesse dato del petto in una rupe, fu tutt'una cosa: porse orecchio un tantino, e: «come?--disse tra sè--i signori v'hanno a condurre alla battaglia? Acchiappami se
puoi, chè io vengo.» E pensando di non essere stato veduto, diè di volta correndo verso la palazzina; badando a dar nei fossati, curvo e spedito a menar le gambe che meglio non avrebbe potuto fare uno scolaretto, colto a scioperarsi dal pedagogo. E si teneva certo del fatto suo; ma il guaio fu che qualcheduno, o donna, o uomo, l'aveva scoperto, e s'era messo a gridare:
«Si! sì! i signori, eccone laggiù uno dei signori.... «Il signor Fedele, l'avvocato! e' fugge.... dàgli dàgli... lo vogliamo con noi! «È vecchio!--diceva un frate.
«Ed io son giovane?--rimbeccava un contadino. «Ed io son più vecchio di lui!--gridava un altro di quei furibondi--ho moglie e figli, e terre al sole per me il Signore non ce n'ha messe....» In mezzo a questo vociare, una dozzina di villici, accesi in viso come al tempo delle svinature; si lanciarono alla volta della palazzina, agitando le falci, i forcoli, il diavolo che brandivano, e chiamando a nome il signor Fedele.
Questi toccata la soglia, s'era volto addietro alle grida; e al luccicare di quelle armi, credette di sentirsele cascare sul capo, entrare nelle reni fredde diaccie, si vide fatto in pezzi a dirittura,
e peggio che nel sogno della notte innanzi. «Son morto!» sclamò, e chiuso l'uscio a due mandate, tirò il catorcio, mise la stanga, non istette a rispondere alle figlie, venute a lui piene di terrore: ma per un andito scuro si cacciò in cantina, si buttò carponi; e squarciandosi i vestiti, e insozzandosi le mani e il viso, spingi, ponza, e rispingi, potè rannicchiarsi sotto un tino,
donde mandò fuori rangoloso queste parole, alle figlie: «Se non mi volete morto, andate via di qua...! Via...!» Subito un gran rumore di colpi, menati contro la porta, fece ammutolire le poverette che lo pregavano a uscir di là sotto, e più terribili dei colpi s'udirono queste grida furiose: «Fuori il signor Fedele! Aprite! Vogliamo lui! Siamo della valle!